Il fastidio di Sara


Fastidio,
Come spesso accade dici “mi piacerebbe” ma poi non fai, non ti muovi. 
In perenne attesa di quella manna dal cielo, come se tutto fosse dovuto o comunque, sicuramente non richiedibile.
Quell’allontanare da te la responsabilità di ciò che ti accade, riponendola in mano a chissà quale essere superiore che tuttodecideetuttopuò…
Ogni volta ci casco, ricamo su queste tue esternazioni di volontà mille scenari, possibilità e pensieri
E ogni volta, dopo… mi prudono le mani.
Perché oggi non generi più tristezza ma fastidio.
Ho scoperto che la parola “fastidio” richiama all’orgoglio ed è proprio quello il punto: ogni volta intacchi il mio orgoglio che credendo nelle tue vane parole si spezzetta, ogni volta un pochino di più, si consuma e si logora al pensiero di non essere altro che una cretina che crede ai tuoi buoni propositi.
Ogni. 
Maledetta. 
Volta.
Il tuo piangere per la condizione che sembra sia…

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Andata, ritorno e giravolte a testa in giù…

Vado avanti

a muso duro e lievemente all’insù a guardar nuvole,

a prendere la pioggia sugli occhi.

Vado avanti
col passo lieve dell’attesa
o quello veloce della gioia
Vado avanti.
 …
Guardo all’inlà
con gli occhi che ridono,
le mani che ballano.
Guardo all’inlà
con le stesse scarpe di sempre
ma con la suola più ricca anche se con qualche graffio in più.
Vado avanti e guardo all’inlà
con la borsa piena di sorprese
e le tasche ricche di sospiri.
 …
A volte poi…
Resto ferma, chiudo gli occhi al sole
e torno,
ritorno.
A quando il soffitto era fatto di stelle e la luna sussurrava
A quando i minuti brillavano come pastiglie di zucchero
A quando c’era l’idea che fosse per finta
ma quel per finta era dolce come poche cose.
A quando sembrava di lanciarsi oltre il burrone
ma quel burrone non aveva la faccia da paura.
A quando il sentire era fatto di aria e nulla più
ma riempiva di ossigeno e puliva il cuore.
Poi
mi riapro ad un nuovo sentire e
vado avanti
per la mia strada a chiocciola
per le mie curve a gomito
per strade interrotte
bloccate da muretti da scavalcare
per salite di sabbia fine
e discese di gommapiuma
vado avanti a consumar scarpe e unghie
e a creare nuove rughette intorno agli occhi.
lo so… ha la testa grossa… ma Mia è piena di pensieri…

Da tenere a mente…

Ricorda chi sei…

Passa oltre, fai un saltello,

salta il fosso, il gradino, il muretto

prendi il ramo a mani piene e tirati su a guardare il mondo da un’altra prospettiva

più ariosa.

Ricorda come sei…

Non pensare a ciò che resta ma a quello che deve ancora venire

Non stare a guardare il gomitolo, fanne nodi e catenelle, dagli una forma

che sia tua, per quanto storta e sconclusionata

che sia la tua.

Ricorda chi vuoi essere…

cosa ti piace di quello che hai nelle mani

usa la stupidera per andare al di là

raccogli il blu del cuore come si fa con la terra per mettere a dimora i fiori

usala per tenere al caldo i pensieri che non puoi tirare fuori e falli germogliare,

delicati come pratoline, allegri come ranuncoli.

Ricorda come vuoi essere…

ogni volta che arriva una nuvola, usala per prendere il fresco

ogni volta che una farfalla vola via, ricordane la bellezza leggera

in inverno tieni la primavera nel cuore, lasciale il silenzio  e la calma che merita

tornerà, come sempre del resto.

Zeusly Planet – Vienna

Se avete voglia di fare un viaggio… evitate le solite guide, con i soliti aneddoti… lascia stare il “Pianeta Solitario”… e parti con noi per il “Pianeta Zeusico”… metti in tasca una “Zeusly Planet” !
( Grazie DiodiUNDio e GattonGattone per questi viaggi)

Music For Travelers

Quel che inizia quest’oggi da parte di Zeus, Tati e Gintoki, è un progetto editoriale  di emendazione del turista. Sì, proprio tu, fessoscopico e turboelico turista che di torpedone in torpedone raggiungi le agonate mete turistiche seguendo le stesse, identiche, indicazioni che guidano altre centinaia di migliaia di turisti come te, perché scritte su una guida standardizzata. Uno sguardo asettico sul mondo, pensato e replicato dalla lobby delle guide che da quest’oggi decidiamo di combattere, perché…perché sì!
Perché noi non ti diremo quale è il punto migliore per fingere di reggere la Torre di Pisa e come andare a calpestare gli attributi del toro della Galleria di Milano, bensì come ingurgitare una bistecca alla fiorentina di un Kg (soltanto l’osso) e poterlo raccontare e come evitare di stare sulle palle ai milanesi. Non ti indicheremo la via per il balconcino di Giulietta, ma magari quella di un sexy…

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Pensieri bislacchi e mischiati come ginevrine sfuse in tasca…

Tengo i miei sogni legati alle caviglie e ai polsi , come palloncini…

Volano alti e quando voglio guardarli tiro la cordicella.

Ho tanti sogni, a volte sembrano troppi… a volte sono così intensi che tolgono il fiato.

A volte mi confondo e li gonfio così tanto che si trasformano in bi-sogni…

Tengo sempre uno spillo, infilato nell’orlo della maglia, per sgonfiarli e farli tornare leggeri.

Cammino su un muretto, da un lato i “se” e dall’altro i “ma”.

In perenne bilico tra le scelte fatte e i desideri non vissuti.

Mi chino, li osservo, a volte li accarezzo.

Poi mi rialzo e torno per la mia strada.

Un sospiro, un saltello e la solita faccia arcobaleno,

perché ogni volta che mi fermo quei ” se” e quei “ma” si sciolgono un po’ sulla pelle delle mani e se per caso mi frego gli occhi, sono guai.

Ogni volta che Mini disobbedisce e fa di testa sua, divento una bestia.

( per quanto possa essere  credibile una bestia di un metro e una caramella).

Ogni volta che Mini disobbedisce e fa di testa sua, in fondo sono molto felice.

Ho messo un barattolo sul comodino.

Un barattolo che riempio di pensieri da torta al limone.

Per tutti gli occhi che vorrei vedere, le parole che vorrei dire loro.

Le mani che non posso stringere, gli abbracci che non ho dato e le parole sciocche che ho usato a mascherar tristezza.

Ho un barattolo sul comodino…

Non riesco più a  chiuderlo.

… e questa principalmente perché…” e perché un c’è una sega nulla da capire…”

Non si è mai abbastanza grandi per avere paura del buio…

Ognuno di noi ha la sua ombra, a volte più grande altre più piccina.

Ci si attacca al mattino, appena appoggiamo a terra i piedi e iniziamo a camminare nella luce.

Si addormenta accanto noi, come una compagna fedele, ogni sera, di ogni giorno che viene lanciato in terra…

Si spegne la luce e anche lei può dormire.

Basta un impercettibile raggio di sole e lei appare.

Luce e buio, sole e ombra.

Tutti abbiamo un’ ombra che ci accompagna.

 

C’è l’ombra burlona, che ti corre dietro,  saltella sui muri, si nasconde un momento per poi riapparire spernacchiandoti sul naso.

C’è l’ombra silenziosa, sottile e discreta, resta sul pavimento, cerca gli angoli per farsi linea.

C’è quella spaventosa, nera come il vuoto, creata da una luce diretta e smisurata e più si avvicina la luce più si ingigantisce e più s’ingigantisce più ti fai piccola e inconsistente.

 

Siamo luce e buio

Siamo giochi di ombre.

 

La nostra ombra incontra e si scontra con quella degli altri.

A volte si accompagnano, tenendosi per mano.

Altre c’è il rischio che una inglobi l’altra, trasformandola, annerendola a dismisura.

Per quei casi bisogna tenersi sempre una piccola torcia in tasca e accenderla, ricordandoci di mettere luce dove sembra non esserci

e ridare ad ognuno la sua ombra e ad ognuno il suo teatrino da gestire.

 

 

di mani rovinate e dita rosicchiate…

-Ma… marmy, perché hai un cerotto? cos’è successo?

-Amor… mi son bruciata con la stufa, nulla di che… non ho fatto attenzione

-Mmmm… e quello?

-Tesoro mio, mi son tagliata ieri, in giardino, potando la lavanda…

-Mannaggia! e qua? ne hai un altro!

-Sì… ho rosicchiato troppo e poi mi son graffiata con la legna, proprio lì vicino…

-Mamma, però! che pasticciona! Devi fare attenzione!

Le tue mani sembrano la mappa di una caccia al tesoro, con tante X, stradine, gradini e solchi… si possono quasi leggere…

… il fatto è che le mani parlano, dicono cosa fai e non fai, come sei e vorresti essere.

Ci sono quelle lisce e curate, imbellettate con smalto sulle unghie

Poi ci sono quelle che le unghie non le hanno proprio, continuamente limate, rosicchiate.

Le mani trattengono e lasciano andare, stringono e accarezzano.

Mani che scrivono, mani che disegnano, che suonano e che cucinano.

Le allunghi verso chi ha bisogno

le ritiri a te quando qualcosa non ti piace o non ti va.

Le tieni in tasca, raccogliendoti in un passeggiare solitario

le appoggi su ali altrui, stringendoti in un abbraccio in grado di rubare un po’ dell’altro e portarlo con te oltre il tempo concesso.

Le mani tengono la testa quando non vuole più pensare e coprono gli occhi quando sono stanchi di vedere.

Raccontano il tempo che passa e lascia il segno.

Racchiudono amore e dolore, rabbia e gioia

…come fossero porte per tutto ciò che all’interno viene nascosto…

mani sporche

 

Dalla terra al cuore, passando per graffi e mani sporche…

Primo sole e la terra inizia ad asciugarsi, consentendo ai piedi di entrare senza schiacciare e sprofondare.

Mettere i guanti, prendere carriola, zappino e cesoie e infilarsi in giardino.

Avvicinarsi alla rosa, malata da un po’ e iniziare a pulire, togliere le parti secche, quelle malate e cariche di galle.

Ne aveva una quantità indescrivibile.

Continuava a crescere, nonostante le ferite e a fare fiori. Pochi rispetto a prima ma tanti per com’era ridotta.

Ha inglobato in sé tanto di quel dolore da rallentare. La galla più grande alla base e via via che s’è allungata qualche rametto nuovo ne era totalmente sprovvisto.

L’ho guardata e ho iniziato a sfoltire fino a quando ho deciso: ho lasciato un solo ramo, non intaccato e abbastanza grande, accanto ai piedi.

Il resto l’ho tolto, senza estirpare, senza eliminare.

Non so cosa ne uscirà fuori ma mi pare abbastanza forte per poter tornare più rigogliosa di prima.

Poi ho continuato il giro.

Ho tolto i guanti perché è più forte di me, faccio troppa fatica a tenere le mani chiude lì dentro.

Ho strappato erbacce, potato le altre rose, pulito gli anemoni dal secco, coccolando i nuovi getti che stanno uscendo dal fresco della terra.

Ho discusso con la gramigna che nascondeva i bulbi in crescita e che ora svettano piuttosto fieri nei loro dieci centimetri di foglie.

Ho sistemato la lavanda che s’era coricata un po’.

Sempre a mani nude.

Terra che entra nella pelle, sotto le unghie o quel che ne resta.

Un graffio da un lato, un taglietto dall’altro

Ferite inconsistenti rispetto alla meraviglia di toccare questa vita a mani nude

sporcarsi con essa e raccoglierne ogni granello sentendone il fresco e l’odore sulla pelle.

 

 

Nonostante il tempo, nonostante i chilometri, gli stessi sorrisi, le stesse risate… la stessa inconfondibile Bellezza.

Un giorno intenso

arrivato dopo un altro estremamente pesante,

trascorso in gabbia, tra testa pesante e cuore stanco.

Un giorno di sole e di abbracci sinceri.

Di parole semplici al gusto di pizza, birra, caffè e profiterole.

Un giorno dall’aria frizzante e dal cielo libero, dal sole caldo e dalle nuvole birichine.

Un luogo del cuore, dal quale me ne vado sempre con difficoltà anche se so che ci ritornerò presto.

Una casa in mezzo alle colline, tra vigne e alberi da frutto, nocciole e boschetti che resistono, nonostante l’uomo.

Dove il silenzio regna felice, il sole scalda i muri di casa per entrarci dentro e farsi lampada, la sera, per continuare a scaldare i cuori intorno al tavolo, sul divano e in piedi con un bicchiere in mano.

Un luogo che mi fa mettere da parte i pensieri, il nervoso, la tristezza e la malinconia.

Dove tutto ciò che sono viene fuori e si fa sentire, viene preso, abbracciato, accolto con sorrisi e parole buone e sincere.

Un giorno meraviglia.

Di sorrisi mai dimenticati.

Di braccia lontane che tengono nelle pieghe tutto il tempo trascorso altrove

per poi ridonartelo a piene mani come fossero sempre state lì.

tramonto-torre tramonto-alberi

 

 

 

tempo perso…

A volte ho la sensazione di perdere tempo…

Quando devo stare dietro ad una scrivania mentre vorrei camminare per boschi e stradine di campagna
Quando mi fermo imbambolata e nella testa scorrono frasi tipo… ” devi andare lì e prendere quello, non dimenticare quest’altro, ricorda quella cosa lì, segnati che bisogna anche fare quest’altra…” e magari dall’autoradio esce una musica bellissima e io me la perdo…
Ho la sensazione di perdere tempo prezioso…
Quando mi fermo a rimuginare cosa avrei potuto dire a chi è stato indelicato con me
ma ormai è tardi, sono in ritardo sui tempi comici ( o drammatici, dipende) e non avrebbe senso proferire parola.
Quando mi ritrovo ad inventare sogni di cartapesta, che con occhi di bottone mi guardano e mi ingannano, per l’ennesima volta…
Mi sembra di sprecare tempo prezioso
Dietro a chi dice e non fa
Promette e non mantiene
Chiede di esserci e poi se ne va
Quando mi rompo le ossa a faticare dicendomi “celafaccio,checcavolosecelafaccio!
Poi…
poi mi ricordo che infondo io al tempo non ho mai dato tutta questa importanza,
che mi perdo spesso ma so dove voglio andare, solo che a volte faccio un giro più largo perché mi piace camminare
che se do importanza alle persone che mi sfiorano è solo perché l’essere umano mi è sempre piaciuto, anche quando fa cazzate e questa è una cosa della quale vado fiera
che il mio tempo è un bastimento carico di sogni, ben piantati a terra ma rivolti all’inlà, all’inpoi e all’insù,
che la cartapesta si colora a meraviglia e i bottoni son perfetti per dare uno sguardo alle cose…
che se non riesco in qualcosa non muore nessuno, tanto meno io
che non sono io a perdere il tempo ma è lui che perde me, quindi è un problema suo
perché io non perdo nulla…
semplicemente
occasionalmente
non trovo le cose…