chi c’è, c’è… chi non c’è, non c’è…

Ci sono io
che resto sempre un po’ incastrata nelle cose
C’è questo caldo che scioglie i pensieri in melma fangosa e appiccicosa
Ci sono io che cammino storta, che tiro su testa e spalle
ma un sassolino nella scarpa mi costringe a passi da pinguino al sole
Ci sono io che lascio le finestre aperte, sempre e comunque
E ci sei tu che una volta entrato hai scombinato la stanza
E ci sono io che ti ho lasciato fare perché volevo spostare quello che c’era e fare spazio ad un cielo nuovo

Dimenticando che il cielo è sempre e solo uno

lo puoi guardare dalla parte che vuoi ma uno solo resta.
Ci sono io che resto ferma quando vorrei correre
E tu che passi…
passi e non ti fermi, come i saluti fatti a cenno di viso.

… una bella merda…

” occhi bassi, quando cammini… dentro ai piedi che tesoro hai…” ( TARM)

Architettura bislacca

 

Un portico,

per attendere al riparo prima di entrare o una volta che si decide di andare

Finestre ampie
per fare entrare tutta la luce possibile con delle tende leggere a far da filtro,
perché ogni tanto la penombra può essere utile.
Persiane di legno per quando si vuole riposo dal mondo.
Un seminterrato per sentire l’odore della terra e ricordarlo
Una mansarda per quello del cielo e delle stelle
Tetti spioventi a far scivolar fastidi
e uno più piatto per raccoglierli e darsi il tempo di osservarli.
Una parte in legno, leggera e dal profumo di bosco
Una parte di cemento e pietra, più pesante e con fondamenta solide
Una scala da fare a saltelli gioiosi
e di fronte
una strada
per andare altrove
e poter tornare.
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Fiori in testa

Un mazzo di margherite bianche, a ricordare la semplicità di un sorriso.

Le violette, per non dimenticare di guardare in basso, nei punti più nascosti, per trovare tesori.

Un elleboro per affrontare gli inverni del cuore come fa lui con quello del cielo.

Un fiore di peonia, doppia, rosa e bianca, per ricordarti di accogliere, raccogliere e abbracciare il tuo centro, lasciandolo aperto al cielo dando un ristoro morbido e profumato, o almeno provarci.

Un paio di narcisi che sembrano delle trombette e mettono allegria.

Un ciuffo di lavanda che calma e rasserena

Una rosa, lilla, profumata di dolce, per quell’eleganza che non ti appartiene ma cerchi intorno.

Un soffione di tarassaco per ricordarti di lasciare andare che qualcosa si seminerà.

Senti la notte che arriva
Un giorno a sorpresa
E ti chiede se ci sei
Raccogli in un pugno gli attimi di vita
E non sai fare
E non sai dire
E resti solo a immaginare

….

Lo sai che col vento i capelli
Si son spettinati
E la vita ancora di più…

la forza del tenere e quella del lasciare…

… In un giorno di vento e sole,

far volare un aquilone correndo a perdifiato per i prati.

Quando il vento si alza ancora di più, l’aquilone tira e le mani stringono il filo.

Aria che cresce e mano che stringe, piedi che si bloccano e si ancorano al terreno.

E lo sguardo, in lotta tra cielo e terra.

Quanta forza

Quanto contrasto…

Quanto sordo dolore…

Un respiro profondo, rilassare spalle e gambe.

Allargare lentamente le dita, filo che scorre tra le mani senza ostacoli

Un ultima carezza al palmo e… via…

Quanta forza

Quanta libertà…

Quanto dolce dolore…

 

Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

(Qoèlet – Ecclesiaste, capitolo 3)

 

 

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tutto intero sarebbe così…

 Molto spesso quello che scrivo e disegno arriva dopo chiacchierate e condivisioni con il resto del mondo blogghifero e anche queste righe non fanno eccezione. Il disegno che vedete sopra arriva dopo una lettura, dolce e piacevole, fatta a casa di Oste . Un racconto delicato sulla forza di un fiore nel scegliere la propria strada…Correte di là a leggere che è incantevole!

allenamento alla contentezza…

“Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici” ( Laboratorio Zanzara)

… e allora alleniamoci!

Usiamo lo specchio per trovare la parte buffa della nostra faccia

perché se il mondo non dà grandi occasioni per ridere dobbiamo riuscire a trovarle da soli

e ridere CON se stessi è senza dubbio un bel modo di affrontare il resto del pianeta.

Ogni volta che incontriamo un gradino facciamo un saltello

non basta per rassodare il culo ma il cuore resta in movimento e non mette la muffa.

Proviamo a camminare con una piuma nella mano, lasciandola aperta

perché i sogni son così: leggeri, delicati e fanno il solletico quando si muovono …

ma scappano in un lampo se non siamo attenti e non servono muscoli per tenerli stretti ma tanto impegno.

Quando c’è vento lasciamo che ci scompigli la testa, almeno un po’, che rinfreschi le idee

ma prendiamo anche in considerazione l’uso dei cappelli per tenere al caldo i pensieri più intimi e teneri.

Usiamo calzini colorati, perché con piedi allegri la strada potrebbe essere sorprendente.

Alleniamo gli occhi a restare bene aperti

così che non ci possa sfuggire nemmeno il più piccolo spillo di gioia, felicità e serenità.

… e quando il cielo ci sembra troppo scuro, forse l’unica cosa da fare è chiudere gli occhi e immaginare una luna più grande.

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una parte leggera… una parte pesante…

Un cuore grigio, di fumo e nebbia

che non vede e non sente

porta gli occhi verso i piedi fermi

porta le dita alla bocca

nel tentativo inutile di strappar pellicine come veli che nascondono l’incanto…

Un cuore tondo e luminoso

che spinge la testa all’insù a guardar nuvole

che porta pensieri colorati nelle stanze chiuse

Un cuore pesante che ferma sogni di zucchero

li tiene negli occhi e non li fa andare nel mondo dell’altrove

… ci vuole un cuore leggero… per volare verso un chissà

guardare il mondo da una nuvola e vederlo per quello che è…

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… il mondo è un pesce

Fluttua nell’immenso, gira e va seguendo la corrente

Azzurro e lucente, scivola e danza, tra scogli e alghe

Fa bolle e capriole

E noi, lì sopra, facciamo finta di camminare, correre

di muoverci a nostro piacimento

Ma il più delle volte restiamo immobili e lasciamo che ci porti in giro…

Il mondo è tondo… ma ha la forma di un pesce…

 

mondotondo su pesce

la piccola lavanderina…

“TUM- TUTUM-UFF-TUM-TUTUM… UFF…UFF… TUM…”
… Con piedi nudi e leggeri attraversa il salotto
le mani, piccole e rovinate da continui rosicchiamenti, sorreggono un cesto di legno intrecciato, per lei enorme, carico di panni bagnati e pesanti..
Il gonnellone a quadri bianchi e marroni ondeggia, come un abito d’altri tempi, disegnando onde di cotone all’altezza dei polpacci
Dalla tasca del grembiule, mollette di legno colorato fanno capolino, come folletti in attesa di fare il loro lavoro, si agitano felici e ansiose rischiando di fuoriuscire e cadere sul pavimento in ceramica opaca…
” TUM- TUTUM-TU-TUTUM…”
Appoggia il cesto ad un fianco, piegando un po’ le ginocchia per fare meglio presa, liberare una mano e aprire la porta, che una volta superata trascina dietro di sé agganciandola col piede in
un attimo di equilibrismo, in bilico come sempre tra mondi apparentemente lontani e differenti
Il cesto rischia di scivolarle, ma con un scatto veloce si rimette dritta e sicura sui due piedi,
con occhi dolci osserva l’interno, sospira e pensa “Fiu… menomale!”
“TU-TUTUM-TU-TUTUTUM!!!- TUTUM-TUTUM-TUTUM-TUTUM!!!”
E’ una sera tiepida di luglio, in questa parte di mondo che gioca a nascondino con le stagioni, deludendo, in egual misura e con le medesime tempistiche, chi vorrebbe un’estate da tropici, così come chi vivrebbe in un autunno perenne
L’arietta che si alza dal campo vicino porta odore di terra calda, di sottobosco, di serenità e malinconia, di lavanda e sospiri…
Con passo leggero e lento, come un tango inventato accarezzando il cortile scaldato dal sole, raggiunge il fondo del giardino, dove tra un carpino nero e un olmo c’è un filo azzurro, di gomma, come quelli delle sdraio di una volta, che a coricarcisi ti restava la pelle a righe
Il filo è annodato ai rami più bassi, l’ha fatto apposta: la vita è già complicata di suo bisogna renderla leggera, almeno nelle piccole cose; certo a quell’altezza non può stendere le lenzuola, toccherebbero la terra e sarebbero a portata di zampa felina e poi… quel filo… non deve sostenere lenzuola… è lì per altro…
Appoggia il cestone su un vecchio tronco, messo lì per tenere un po’ più in alto il carico e per arredare meglio il suo angolo da sospiro…
Le mollette scappano dalla tasca e risalgono il tronco del carpino nero, saltellano tra le foglie, ridono e si nascondono tra i frutti, che paiono fiori secchi fatti a grappolo, così leggeri e delicati
” Dài ragazze, un po’ di contegno… ci vuole un po’ di calma, non fate tutto questo chiasso…”.. e loro si buttano sul filo, come soldatini sorridenti e burloni.
Infila le mani nel cesto, con delicatezza tira fuori il primo panno, piano “TU-TUTUM…TU-TUTUM..”
” schhhh… è tutto ok… andrà meglio”… con le mani accarezza quella che sembra una grossa maglia rossa e arrotolata su se stessa a causa della forte centrifuga, ne prende un lembo, lo appoggia al filo… e la prima molletta della fila scivola, felice, si apre e …TIC!
“TUTUTUTUM!…TUTU-TUTUTUM…”
 Avanti così, fino a svuotare completamente il cesto rimpiendo il filo, tra sospiri, carezze, parole dolci e anche qualche piccolo rimprovero…
…. perché a volte, le macchie sui cuori, le persone se le vanno anche un po’ a cercare…
piccola lavanderina

il tondo sui quadretti…

voglio un mondo tondo, da girare a saltelli,

voglio un mondo morbido, che se ti inciampi non ti fai troppo male

con meno spigoli  e punte di spillo

voglio un mondo a colori

un mondo che sia divertente

con buchi come gallerie, come la tana del Bianconiglio

alberi che dondolano e fiori colorati di profumo…

un mondo che ad abbracciarlo tutto bastino le mie piccole braccia

un mondo che a guardarlo da una nuvola sia incanto e stupore

… lo voglio… e se guardo bene, con attenzione…

c’è…

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… mondo tondo su foglio a quadretti…