Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Un’altra puntata di questa storia che … non si sa dove andrà a parare ( e quando dico non si sa, non si sa proprio)… un altro personaggio fa la sua apparizione e a Tati questo dottore piace un sacchetto

Pictures of You

Da onesta taverna affacciata sul mare e nulla più a luogo di un efferato omicidio non è esattamente il salto di qualità che ci si aspettasse, anche se a gestirla è quella strana coppia dell’Oste e il nanerottolo. Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo. Il che non significa che non sia un bene.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3

Blue Blood

Poco dopo l’arrivo dei due federales, sopraggiunge a El BaVón Rojo il medico legale, cioè il più anziano tra gli unici due dottori che si prendono cura dei malanni e acciacchi di tutti gli abitanti di questo villaggio stretto tra il mare e la palude infilate nel culo del Quintana Roo.

Feliz Gutierrez è un ometto corpacciuto, alto un metro e sessanta-sessantacinque, quasi del tutto calvo, ai lati resistono capelli neri come pece con qualche rara traccia…

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Fiori in testa

Un mazzo di margherite bianche, a ricordare la semplicità di un sorriso.

Le violette, per non dimenticare di guardare in basso, nei punti più nascosti, per trovare tesori.

Un elleboro per affrontare gli inverni del cuore come fa lui con quello del cielo.

Un fiore di peonia, doppia, rosa e bianca, per ricordarti di accogliere, raccogliere e abbracciare il tuo centro, lasciandolo aperto al cielo dando un ristoro morbido e profumato, o almeno provarci.

Un paio di narcisi che sembrano delle trombette e mettono allegria.

Un ciuffo di lavanda che calma e rasserena

Una rosa, lilla, profumata di dolce, per quell’eleganza che non ti appartiene ma cerchi intorno.

Un soffione di tarassaco per ricordarti di lasciare andare che qualcosa si seminerà.

Senti la notte che arriva
Un giorno a sorpresa
E ti chiede se ci sei
Raccogli in un pugno gli attimi di vita
E non sai fare
E non sai dire
E resti solo a immaginare

….

Lo sai che col vento i capelli
Si son spettinati
E la vita ancora di più…

Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Si continua con questa storia che ha dell’incredibile, soprattutto perché fa aumentare le mani, che passano da quattro a sei! DiodiUnDio s’è unito alla storia con un personaggio fondamentale. Chissà che ne sarà di Oste e Tati… chissà…

Pictures of You

Il racconto a quattro mani è diventato a sei mani. Aggiungi un posto al tavolo che c’è un blogger in più: ho il piacere di comunicare che Zeus si è unito a Tati e a questo Oste per offrirvi un menu sempre più adatto ai vostri palati, fini o ruvidi che siano. Il lettore è sempre sacro. Il menu di oggi è: un primo ricco di carboidrati dell’Oste, un proteico secondo di Tati e frutta-dessert-e-ammazzacaffè di Zeus. Alla fine, lasciate una stelletta di mancia. Il caffè è già pagato.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2

Blu fatuo

El Rojo era rimasto immobile davanti alla scena del delitto. Non era la prima volta che vedeva un cadavere. Nella sua vita ne aveva visti diversi e non solo di morte naturale. In questo buco dimenticato da Dio ma non dagli uragani e dall’umidità, quando un gringo, nonostante gli avvertimenti, si spingeva…

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Bisogno di respiro…

 

Sono belle le cose, belli i contorni

degli occhi

e i contorni del rosso

gli accenti sulle a, lacrime di pagliacci

le ciglia delle dive

le bolle di sapone,

il cerchio del mondo è bello

l’ossigeno delle stelle

e la poesia dei ritorni,

di emigranti e isole,

cercando l’invisibile: l’appartenenza

è bello il fuoco

e il sonno

e il buio petulante gola dei fantasmi

e il brodo primordiale padre nostro

che cola in questi nomi                            

( PierMario Giovannone – GianMaria Testa)

 

 

C’è bisogno di un respiro profondo, sotto questo cielo.

Di un tempo chiaro,

di vento in faccia e sole che scaldi.

Di pensieri leggeri come ali di farfalle.

Di sogni colorati.

Un bisogno di giorni facili,

che scorrono come acqua di torrente nonostante le pietre.

Di parole semplici e cariche di ossigeno

da respirare con gli occhi verso l’altrove.

Di carta, matita e biro, che leggono questo bisogno direttamente dalle mani…

Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

Si era partiti per ripulire la webbettola e poi… Mannaggial’ochettaetuttelepaperetteinfila! Cosa diamine sta succedendo qua?!
Grazie compare di AvventuraSventura, mi sa che dovremo levare El Rojo dai guai… o no?
Continua la storiella a quattro mani di OsteTati, buona lettura.

Pictures of You

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con…

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A guardare il giardino…

C’è un mondo nascosto,

di pensieri dagli occhi grandi e capelli scombinati come i petali a metà tra il chiuso e l’aperto.

C’è uno sguardo sorridente in un angolo della testa,

che va a braccetto con un po’ di stupore misto a malinconia.

A volte si nasconde, si accuccia.

Altre esce e si fa vedere.

Oggi è uno di quei giorni fortunati.

Perché c’è sempre un prima… (o comunque altro)

Ci sono persone buone come il pane, sempre col sorriso in volto. Carine e coccolose come Memole.

Poi ci sono quei personaggi burberi e di poche parole e quelle poche che escono spesso sono dure, al limite del rabbioso, se ti va bene ti stanno prendendo beatamente per il culo.

Difficilmente si lasciano andare ad espressioni di tenerezza ma più volentieri a commenti sarcastici verso il prossimo.

Ecco, ho questo brutto viziaccio di fermarmi a guardare queste e immaginarle in situazioni totalmente opposte.

Mi piace pensare a quell’angolino di bambinesca idiozia e tenerezza presente in ogni essere vivente…

Tutto questo, per dire cosa?

Niente per cui ci sia da perdere il sonno, per la carità Diddio, ma semplicemente dovevo spiegare come mai mi son venuti questi disegni…

Quindi, ripartiamo da capo:

Nasce dolcissimo e pacioccone
Diventa poi scorbutico e di pochi belati
Ha occhioni grandi ed espressivi.

Si commuove facilmente, si diverte e si stupisce come tutti i cuccioli della terra
Da grande guarderà a tutti noi con sufficienza e un po’ di fastidio… perché nel corso della vita ne vedrà un sacco, sarà la base per una mutazione fondamentale per il genere umano, soprattutto quella parte cazzara e divertente che c’è in ognuno di noi…
Ecco a voi
BarbaGrigia!

 la meravigliosa bestia che ha reso possibile la nascita di… CapraDiddio!!

( per chi non sapesse, di seguito il link per leggere la storia…. e leggetela!)

https://musicfortraveler.wordpress.com/racconti-2/genesi-2-0-capra-diddio-story/

Pulizie a El BaVón Rojo [by Tati e RedBavon]

Una mattinata qualsiasi a El Bavon Rojo anche se in questa webbettola nulla è mai catalogabile come “qualsiasi”… si parte per dare una pulita e poi chissà dove si andrà a finire.
( Grazie Oste )

Pictures of You

Si ritorna a El BaVón Rojo con un racconto a quattro mani. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco fatato di Tati, nella seconda il gomito alzato di questo Oste.

STUMP!… SBAMM!… UFF…

Esce di culo dallo sgabuzzino, in testa un foulard a fiori rossi e bianchi, ha abbandonato il gonnellone per un facile paio di pantaloncini e una maglietta spettacolare con il faccione di Drugo in bella mostra…posa uno scatolone pieno di spugne, stracci, scopettine e spruzzini sul tavolo davanti al bancone e rientra nel ripostiglio…

Ne riesce tutta sorridente con secchio e spazzolone tra le mani…

Si guarda intorno, fuori c’è un sole accecante, lo intravede tra le fessure delle persiane… che corre a spalancare.

Un raggio di sole largo come una secchiata d’acqua, illumina in pieno il volto del suo compare di sventurAvventura…

OSTEeeee!

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…attendere prego…

 

Seduta sullo sgabello di metallo e finta pelle verde, comprato nel mercatino vintage della città, appesa a quella cornetta, aspetta.
Da minuti che paiono ore, con Fly me to the moon nelle orecchie. Persa tra quelle note canticchia e tenta di calmare l’emozione. Da mesi cercava quel numero e una volta trovato c’ha messo settimane a prendere il coraggio per chiamare. Le dovrebbero passare la persona che l’ha contattata tempo indietro per un lavoro, quello che sogna da una vita. Il sogno che continua ad inseguire, di sera, quando nessuno può vederla, quando nessuno se l’immagina. Frank smette di cantare! ci siamo! Attendere prego… un sospiro, appoggia i gomiti al mobile del corridoio facendosi curva come una chiocciola sotto la foglia. Lenta risale contro lo schienale di metallo arrugginito, i piedi si lasciano andare ad un dondolio di sconforto e scivola, lentamente, fino a toccare a terra. E’ ormai 35 minuti e 28 secondi, no 29, no 30… comunque è già un sacco di tempo che sta lì! Let me play among the stars… Attendere prego… hold my hand… Attendere prego… DRIIIN!!!. Il campanello suona con insistenza. Per raggiungerlo e rispondere deve spostarsi e lasciare la cornetta sul mobile. Prova a far finta di non essere in casa, maledicendo la sua mania per le cose vecchie e il giorno che ha recuperato quel telefono grigio che pare quello della linea protetta dei telefilm anni ’80. Veloce scatta dalla sedia alla porta, solleva la cornetta del citofono… ” scusi, è suo il cane che c’è qui per strada?”, “IO NON HO UN CANE” scandisce le parole con una tale durezza nella voce che l’essere dall’altra parte urla “mi scusi” come se stesse scappando. Torna al telefono… TUTUTUTUTU…. hanno riagganciato. Aspetterà ancora un po’ il suo sogno.

Torna a casa, entra dal portone del palazzo. Passando accanto alla buca delle lettere la vede piena, cerca le chiavi nella borsa e raccoglie le sue buste. Saltella per le scale fino alla sua porta. Entra in casa, posa la borsa all’angolo del pavimento tra la cucina e l’ingresso, ne esce il mondo: è sempre troppo piena! Oggi c’è un bel sole e un po’ di venticello, l’ideale per far prendere aria alla casa. Si sposta per le camere ad aprire le finestre, controllando le buste recuperate nell’androne: pubblicità, bolletta, pubblicità, pubblicità, bolletta, pubblicità, pubblicità… lettera!              Ha risposto! Ha un’amica che non sta nella sua stessa città, non è molto distante, ogni tanto riescono a vedersi ma non tanto quanto vorrebbero. Si scrivono quotidianamente su uozzap ma un giorno le ha chiesto l’indirizzo, aveva voglia di scrivere su carta, di provare l’ebrezza di spedire una lettera scritta a mano e così ha fatto. Voleva riassaporare quell’attesa, di quando sai che qualcosa sta per arrivare ma non puoi sapere quando. Voleva quella sorpresa lì. Accende lo stereo, il piatto gira, scarta il vinile e la voce calda di TomWaits inizia a cantare, si avvicina alla finestra e una manata di corrente le strappa i fogli di mano che prendono la via verso il ponte al di là della strada. Le scriverà un uozzap per avvisarla e le toccherà aspettare ancora un po’ per una sorpresa così…

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Seduto al tavolo della cucina, ha appena finito la cena, il telefono appoggiato sulla sua sinistra, vicino alla bottiglia di birra. Non sa decidersi a chiamarla, aspetterà ancora un po’, il tempo di togliere le cose dalla tavola e con calma, dal divano, bello comodo la chiamerà. E se non dovesse rispondere? Affiorano i primi dubbi. Figuriamoci, è sempre lì che aspetta, dice sempre che prima o poi si stuferà ma tanto sta sempre lì. In televisione sta iniziando il suo telefilm, crimini, pistole, macchine furiose e cazzotti, alla prima pubblicità la chiamo. Si sveglia che la notte sta per salutare il giorno, un piede giù dal divano e la bottiglia di birra sul tavolino. Uno sguardo al telefono, nessun messaggio, nessuna chiamata persa. La chiamo domani. Aspetterà. Aspetterà?

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“Ti dispiace se stasera esco? ma non faccio tardi”                                                                                                                            ” Ok, tranquillo. Io ho delle cose da fare, se non fai tardi ti aspetto altrimenti ci vediamo poi domani” .                           Si corica sul divano, lampada accesa, libro tra le mani e tele posizionata su un documentario su Mondrian. L’arte che prende forma nella vita, la vita che si fa arte. E aspetta. Spera arrivi presto, questa volta. la notte prende il sopravvento, si sveglia a metà di questa. Il silenzio intorno, dal telefono nessun cenno di avviso. Spegne tutto e si avvia verso le scale. La camera, il letto per l’ennesima volta vuoto. Uno sguardo al piccolo che dorme tranquillo nella sua camera.Si corica e chiude gli occhi. E aspetta. Mentre ascolta la notte fuori, a cercare un cenno di rumore, la macchina, il cancello. Niente. E aspetta, ancora, fino a quando gli occhi si arrendono. nel sogno un rumore la sveglia, scende le scale. Niente. Torna a dormire. E aspetta. Quando suona la sveglia, non la sua, lui si alza, a fatica.               “… è ora, vado”. Ad occhi chiusi accenna ad un buongiorno, si gira e aspetta che sia di nuovo sera.

 

 

per mano a parole altrui e con colori miei…

Se è solo nell’ acqua limpida che ti puoi specchiare,

allora guariscimi, Dio della quantità, dall’  affanno e da me!
Dammene da godere della Quantità incommensurabile,

ma non ingolfarmi non farmi perdere nel niente,

nel frastuono, nel ristagno, non farmi incasellare i giorni in quelle formette da dolci, giacchè nessun giorno è una vaschetta.

E’ uno sfiato…
Danne ancora al mio cuore…

Il mio cuore!

E’ morto mille volte almeno, il mio cuore.

Ha vissuto addirittura morendo, covando la morte in sé, se l’è tenuta attaccata, ben stretta, senza distinguerla, ed è morto cento volte al giorno.

E’ la vita… ma è certo, non si muore tutte le mattine, si muore una volta sola.

( Vinicio Capossela – Non si muore tutte le mattine ed. Feltrinelli)

E’ un miscuglio continuo di sensazioni, di emozioni contrastanti e sentimenti opposti.

Per ogni giornata si apre un giro in altalena

Un momento ondeggio tra prati da respiro ampio e alberi consolatori

Quello dopo su un dirupo del quale non vedo il fondo

Uso parole di altri per scavare nella testa e trovare colori adatti per un cielo nuovo e una casa dove riposare.