pensiero bambino

Nelle mattine di luce biancastra, nel freddo del giorno e nel silenzio delle foglie, si posa e riflette, ad occhi grandi e a cuore stanco, il pensiero pesante.
Ha la forma delle nuvole, quando a guardarle non sono i bambini. Ha il colore della terra ammuffita e dei frutti rimasti accidentalmente sul ramo.  Ha il sapore del caffè lasciato a borbottare nella caffettiera e il profumo della nebbia, che avvolge ogni cosa cambiandone il senso.

Arriva improvviso guardando le luci e ascoltando le voci dalle case accanto.
Si ferma sulle parole degli altri, che conosce ma non possiede.
Inspiegabilmente forte nel suo essere muto e sordo.

E’ presenza.

Nel vuoto delle camere, nelle tazze tra mani solitarie, nelle coperte stropicciate dal poco dormire. Si insinua tra il frigo e il forno, come fa la polvere. Negli angoli più stretti, nelle crepe che si creano tra un fare e un sonnecchiare.

Punta i piedi e immobile ti osserva, il pensiero pesante. Come un bambino, aspetta te. Ti scruta con occhi curiosi e aspetta di vedere cosa fai. Un urlo? Un pestare di piedi? Un sospiro o una lacrima?

Proprio come fa un bambino aspetta e trattiene il respiro mentre decide se farsi bufera o vento di primavera.

A volte esplode inghiottendo muri e aria. La sua furia prepotente e rabbiosa si insinua tra le mani che si fanno pugni. Altre si accuccia come un gatto, proprio lì dietro gli occhi e spinge per uscire, bruciando in gola.

Poi ci sono quegli attimi di magia incontrollata, proprio come succede ai bambini a cui basta un niente e cambiano occhi, mani, schiena e piedi. E benedici il niente che accade perché il quel momento, quel bambino-pensiero pesante s’è fatto piuma e leggero cambia aria alla stanza.

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Accettare le spine per vedere i fiori…

Si muove leggera tra alberi e erba alta.
Cerca il profumo di una primavera che stenta ad arrivare, nelle notti limpide di questo inverno insistente.
Trova fiori leggeri, piccoli e profumati
E trova spine che graffiano e incastrano.
Ma tiene gli occhi in alto
E la bocca a sorriso.
Con resistente fiducia.

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quattro giorni e millemila chilometri

Ho fatto lo zaino e preso un treno.

Poi un trenino, poi autobus e tanti passi. Il tutto in quattro piccoli giorni.

“E com’è stato mamma? Com’è Roma?”

E’ fatta di asfalto e pietre preziose, per il tempo che racconta. E’ solare e rumorosa, ariosa e divertente.

E’ fatta di pareti che ho conosciuto ma che già sapevo magnifiche.

E’ rotonda di piazze e strade che fanno leggere curve allungate.

Sa di occhi al cielo a guardare l’azzurro e il volo dei pappagalli.

Si compone di sorrisi gentili, abbracci e risate intorno ad un tavolo con persone deliziose.

Roma sa di incontri, di treni che partono e persone che arrivano. Sa di zaini in spalla, pizza, birre e supplì.

L’aria sa di scoperta, ad ogni angolo.

Roma è magnifica in ogni momento ma di notte, quando tutto sembra più calmo e silenzioso, ti si allargano il cuore e i pensieri.

“Allora ti è piaciuta?”

Decisamente sì, mi amor. Esattamente come immaginavo.

Come già raccontato non so raccogliere e raccontare in altro modo i luoghi che vedo ma succede spesso che ciò che provo si incastri tra dita e pensieri per un po’ di tempo, lasciando traccia dell’energia che mi provoca avere a che fare con persone e luoghi nuovi.

Ecco quindi che dal rientro non ho ancora smesso di avere carta e matita tra le mani.

Questi alcuni dei risultati.

 

 

diversi modi, diversi obiettivi, diversi risultati… a ognuno il suo.

 

Ho già scritto un paio di volte sul mio piccolo giardino e ancora una volta, proprio in questi giorni mi sono ritrovata ad osservarlo.

Mi rendo conto che per quanto sia un casino alla vista, mal gestito e all’apparenza poco curato, resta per me fonte di numerosi pensieri, associazioni…

Perché davvero quello che sta fuori riflette, in qualche modo qualcosa dell’interno…

C’è chi organizza meravigliosamente, con grande cura e ampio anticipo quello che vuole venga fuori dal proprio pezzo di terra e si muove alla ricerca delle piante e dei fuori che interessano, scegliendo con cura quelle che stanno bene insieme, quelle che fioriranno prima e quelle tardive, le sempreverdi e le stagionali, i colori dei fiori e così via…

C’è invece chi pianta in terra quello che trova, anche nei campi vicini o lungo i viali di una città se è il caso; il giardino cresce col passare del tempo e con quello prende forma, magari ci vorranno degli anni prima di vederne i risultati e per tempo quel pezzo di terra apparirà un’accozzaglia di foglie e fiori messi alla rinfusa, ci saranno anche semi portati dal vento, quelli che spariranno in inverno, lasciando buchi per poi riapparire al primo accenno di calore primaverile.

C’è chi appassito un fiore corre al negozio a comprarne di nuovi, magari dureranno giusto il tempo della fioritura e verranno estirpati in breve tempo.

C’è chi tiene ogni bulbo, ogni ramoscello, erbaccia e fogliolina che cresce, anche quando sembra stia passando a miglior vita, solo per l’abitudine alla speranza.

C’è chi con regolarità dedica del tempo al giardino, sfoltendo le erbacce, spostando piante e fiori dando loro nuovo spazio, tagliando l’erba che cresca verde e brillante e tutta uguale.

Poi c’è chi se ne prende cura ma con i suoi tempi, a volte le erbacce crescono a dismisura ma son sempre verdi e in qualche modo sembrano avere la loro utilità…

 

Come un pesce fuor d’acqua

“Ogni tanto sembri camminare sui vetri.

Ti muovi con la lentezza di chi ad ogni passo si chiede se è quello corretto o cosa ci potrà mai essere dietro l’angolo ad aspettare.

Sembra tu abbia paura di ferire.

O di ferirti.

Di sbagliare o venir fraintesa. ”

” in realtà, più che altro, mi sento come uno di quei pesciolini che si rintanano tra le rocce appena arriva qualcuno.

Poi mi ricordo che non so nuotare.

Allora esco di botto.

Ed è lì che mi sento semplicemente…

… Come un pesce fuor d’acqua. “

 

di se e vorrei… e nulla più

Se la strada deve essere in salita la vorrei come una scala a chiocciola
per trasformare la fatica in un girotondo.

Se devo avere gli occhi che bruciano,

vorrei fosse per un vento improvviso che scompiglia capelli e pensieri, spostando polvere e terra facendo danzare le foglie e l’immondizia lasciata per strada.

Se mi si devono vedere i denti,

vorrei fosse perché rido.

Se devo tirar fuori le mani dalle tasche,

vorrei fosse per metterle in quelle di altri.

Se devo avere un peso sulla schiena vorrei fosse mio figlio,

quando lo accompagno tra i sogni su per le scale.

Se devo chiudere gli occhi vorrei fosse per sognare.

Se devo ascoltare in silenzio, vorrei solo voci amiche e musica buona.

Se devo muovermi a piccoli passi vorrei fosse su un muretto, per vedere il mondo da un punto nuovo.

Se devo avere a che fare con il mare

Disegno pesci.

 

 

 

Cosa cerchi, mamma?

Cerco un sogno che duri più di un soffio.

Un pensiero che si faccia bolla e voli via leggero.

Una stretta di braccia che sia calore e non convenienza.

Un sorriso sincero e uno sguardo voluto.

La pazienza, che a volte si perde sul fondo della borsa.

E la gentilezza, che spesso è incastrata tra i denti e si fa vedere come l’insalata mangiata di corsa.

Una festa senza comando.

Un risveglio lento e pacato

e un addormentarsi fluttuante, spumoso come il bianco d’uovo montato a neve.

Cerco la calma dei giorni di pioggia.

Un riparo dopo una corsa al freddo.

E cerco il ricordo di questo cercare

Nel tentativo di dare un senso alle parole e ai tratti di matita…

 

 

Mia

Ha pensieri leggeri come nuvole.
Non ha risposte ma le domande sono colorate come i fiori dei campi
Cammina leggera e ciondolante, come fosse in equilibrio su un filo da acrobata.
Non ha mezze misure
Quando ride chiude gli occhi e porta la testa all’indietro
Quando piange si abbassa tutta, dalla testa alle ginocchia.
Ha palloncini come sogni
Capelli arruffati e legati a codini..
diversi tra loro ma con lo stesso intento di raggiungere le nuvole.

Ama i fiori di campo, selvatici e mischiati,

ma non li raccoglie, li annusa e accarezza prendendone il buono.

Spesso resta ferma, a muso in su a guardar le nuvole e di notte, a guardar la luna.
E’ piccola e sa poche cose ma ha capito che c’è sempre qualcosa di unico in ogni elemento, anche quando le cose sembrano uguali.
Non va dritta, mai.
E se la strada lo è, lei la fa a zig zag e a saltelli.
Ha occhi pensierosi per raccogliere l’incanto
e una testa grande per contenerlo.

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Un bicchiere e nulla più…

Immobile, seduto sul ripiano sopra al lavandino

osservo il mondo intorno, fatto di sguardi, piccoli gesti, parole urlate, sussurrate,

a volte solo pensate.

Finita la cena

Sono sempre l’ultimo a lasciare la tavola,

in attesa perenne di labbra assetate.

Di umore pieno tanto quanto richiesto da chi mi prende.

Spesso, vuoto, giaccio a testa in giù, a svuotarmi completamente.

Pronto ad ogni richiamo, rapito da mani avide che svelte prendono da me ciò che serve,

per poi posarmi lì, ad attendere.

A volte osservo occhi colmi d’amore e mani intrecciate.

Altre resto solo, nel silenzio della notte, a vegliare sogni altrui.

Mani bambine mi rapiscono e con una giravolta mi svuotano, sento le loro urla e risate nel caldo dei pomeriggi estivi.

Dita incerte mi tengono stretto nelle notti d’inverno e posso sentire acqua salata che mi tocca i bordi, che si mischia al ristoro caldo che contengo.

Sostengo, con partecipazione, l’umore di chi mi circonda.

Quasi me ne nutro, pronto a restituire quanto concesso.

So contenere la trasparenza più candida e neutrale, trattenere il rosso rubino o il giallo del grano e del sole.

Tengo stretta la dolcezza  e l’amarezza con la stessa forza, dando loro uguale importanza.

Non importa come sono fatto, il mio aspetto.

Importa sempre e solo come vengo percepito

Se mezzo pieno

O mezzo vuoto.

 

pensieri alla frutta

Merenda.

Ho voglia di una mela.

Incido la polpa con il coltello rosso. Appena prima di togliere la buccia mi ritrovo a tentare di ricomporla. Mettere insieme le due metà, appoggiandole al piano freddo della cucina.

Fetta contro fetta, con le dita a tenerle insieme ma appena allento la presa cade e si riapre, non stanno insieme.

Una volta tagliata tale resta.

Quando non è intera, così rimane. Tocca mangiarla. O farne una torta. Che sarà buonissima e darà dolcezza alle labbra.

Ma la mela sarà tagliata.

Sarà anche per questo che alle mele preferisco i lamponi: son piccoli e difficilmente divisibili.

Non hanno mezze misure: o si spappolano o sono interi.