Fiori in testa

Un mazzo di margherite bianche, a ricordare la semplicità di un sorriso.

Le violette, per non dimenticare di guardare in basso, nei punti più nascosti, per trovare tesori.

Un elleboro per affrontare gli inverni del cuore come fa lui con quello del cielo.

Un fiore di peonia, doppia, rosa e bianca, per ricordarti di accogliere, raccogliere e abbracciare il tuo centro, lasciandolo aperto al cielo dando un ristoro morbido e profumato, o almeno provarci.

Un paio di narcisi che sembrano delle trombette e mettono allegria.

Un ciuffo di lavanda che calma e rasserena

Una rosa, lilla, profumata di dolce, per quell’eleganza che non ti appartiene ma cerchi intorno.

Un soffione di tarassaco per ricordarti di lasciare andare che qualcosa si seminerà.

Senti la notte che arriva
Un giorno a sorpresa
E ti chiede se ci sei
Raccogli in un pugno gli attimi di vita
E non sai fare
E non sai dire
E resti solo a immaginare

….

Lo sai che col vento i capelli
Si son spettinati
E la vita ancora di più…

A ciò che potrebbe ma non è…

Alla luna che resta in cielo al mattino

Alla pioggia col sole
Alla neve d’estate e al mare d’inverno

Alle torte senza zucchero
Al cioccolato senza cacao

Agli abbracci rubati,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 che quindi abbracci non sono

A quando non è il tempo
A quando non è il momento
A quando si può ma non si vuole
A quelle cose che accadono sempre in ritardo                                                                                                                                                                                                                                                                                 o in anticipo… un po’ accazzo insomma

Per tutte quelle volte che ti senti un lampione  in pieno giorno.

 

Sete e paura

Ha sempre avuto una gran sete.
Beveva l’acqua in bicchieri grandi e pur di non avanzarla la finiva in sorsi enormi.
Ha bevuto anche acqua stantia, pur di dissetarsi.
Un giorno l’ultimo sorso ha sbagliato strada.
La gola ha iniziato a gridare di dolore, come avesse ingerito dei pezzi di vetro.

La tosse le ha tolto il fiato e, anche se per un minuscolo momento, ha pensato di morire.
Dalla gola l’acqua è scesa giù, s’è bloccata in petto, come uno spillone rovente, come se avesse incontrato un macigno a sbarrare la strada, allora ha fatto inversione ed è risalita su, fino agli occhi.
Gli si sono gonfiati al punto di mettersi a buttare fuori quell’acqua storta.
Il tutto è durato non più di un minuto.
Se si ferma a pensare, quel dolore è ancora chiaro nella mente, negli occhi, nella gola e nel petto.
Da quel giorno ha cambiato i bicchieri di casa, ora ne ha di piccoli, come quelli da osteria, non contengono più di una sorsata da bambino alla volta.
Continua ad avere sete, sempre.
Versa l’acqua nel bicchiere ma…
Immagina fiumi.
E laghi.
Immagina il mare, che teme ma la affascina.
Immagina e sogna l’acqua, fresca e ristoratrice.

Immagina e sogna.
Ha sempre sete.
E ha paura di strozzarsi di nuovo.

… è un disegno già postato qui ma oggi m’è passato tra le mani e mi piaceva rimetterlo qua…

Sera di marzo con pensieri ad un chissà…

Un portico che ripara dal vento.
Una poltroncina con cuscini morbidi a dar ristoro alle ossa.
Un piccolo prato, di fronte, affiancato da un giardinetto spettinato.
La luna che saluta da dietro la betulla del vicino
e le stelle che sorridono da lontano.
Pensieri fluttuanti
leggeri come piume colorate
sfiorano il naso e le guance.
Sospiri mascherati a fumo lasciano la gola e si alzano dietro le travi in legno
perdendosi nel buio di una notte qualsiasi,
come fanno i sospiri senza una voce.

Ti fai carezza dietro il collo.
Ti fai pizzicotto a risvegliare da sogni inutili, fermi nel pensare a ieri.
Quando quello che è stato non tornerà.

Ti fai una carezza ché luna e stelle son sempre belle da guardare
Ti fai un pizzicotto a ricordare che
c’è un domani che non sai come sarà.

fresco calore

Sono giorni di sole pieno, che arriva lento quasi timoroso per poi esplodere e scaldare muri e pelle, occhi e gola.

E’ un tempo di luce e calore, di energia che sfiora le mani, scuote la testa nel tentativo di scrollare di dosso il buio pensieroso del tempo passato.

Il giardino si muove con nuove foglie e la strada davanti a casa si apre a mille corse bambine, a mostri da acchiappare tra i solchi dei campi e case da costruire tra un albero e l’altro.

Le finestre danno una visione luminosa del mondo fuori, che lento inizia a riflettere la luce accumulata nei mesi scorsi.

Sono giorni di sole e calore, giorni fatti per stare fuori, tra il prato e il portico con la schiena appoggiata al muro della cucina e gli occhi chiusi e sorridenti, con pensieri rivolti ai sogni.

Poi arriva la sera, il sole cala e questa primavera si rivela burlona.

La casa non s’è ancora scaldata abbastanza e qualche pezzo di legno nella stufa conviene ancora metterlo.

Dentro fa fresco.

Lo sbalzo si sente tutto, tra gli occhi e la gola.

Alla finestra, dentro questa penombra, osservo il mondo fuori, ancora chiaro e ricco di luce.

Non fa freddo ma c’è ancora quella temperatura che porta a maglie più pesanti, che chiede ancora la coperta e un calore inesistente.

Arriverà il tempo in cui tra dentro e fuori la differenza sarà minima, magari nulla.

Si aspetta.