Dedicata…

Sono il bicchiere d’acqua tiepida in estate
sono la nuvola che marca pioggia
sono il vento improvviso che scompiglia i capelli.
Sono il moscerino ad altezza orecchio
e la goccia di sudore in punta di naso
Sono il pensiero improvviso
come una caramella da poco
da scartare veloce e buttare in gola senza assaporarla
Sono un lampione con la lampadina sbagliata
un disegno colorato fuori dai bordi
una maglietta bucata nel bel mezzo del disegno
la sigaretta rotta
la bottiglia di birra calda
sono la coperta corta
sono la risata sguaiata
sono una canzone liberatoria leggermente stonata
il campo di grano colpito dalla grandine
l’erba alta difficile da calpestare
sono quello che vorresti
ma che mai trattieni
Sono l’attesa
l’arrivo in sordina
sono un saluto a mano aperta al di là di un vetro sporco
Sono la lama poco affilata
Di un coltello lasciato nell’orto
Che sporca, graffia ma non ti farà mai torto.

 

Visceralmente ispirata da questa…

il sapore delle parole…

Parole di ferro, fredde e amare, creano solchi, induriscono l’aria.

Parole melmose, disgustose per ciò che nascondono, sporcano e macchiano, come il grasso di ingranaggi di una macchina distruttrice.

Parole di acqua, trasparenti e leggere, scivolano e si asciugano veloci, pulendo la pelle e il cuore.

Parole al gusto di limone maturo, aspre ma succose, un brivido corre lungo la schiena e la faccia fa smorfie divertite.

Parole indigeste, girano tra stomaco e cuore, tra gola e pensieri, restano per giorni come incise sottopelle da un chiodo infetto.

Parole che sanno di casa, parole che sanno di vento fresco, regalano un po’ di fiato, leniscono dolori e sofferenze.

Parole lontane e parole distanti, parole di torta di mele e parole di aceto di vino.

Parole di ginevrine, dolci e semplici, zuccherose e delicate, addolciscono l’anima e fanno socchiudere gli occhi.

Parole buone e parole cattive sono in ogni bocca

è decidere quali masticare che rende differente la digestione.

(… stasera io ho tanta voglia di questa…)

favoletta sciocca e stretta…

C’era un omino Piccino che stava in silenzio,

in silenzio osservava, in silenzio ascoltava,

annuiva se d’accordo e sgranava gli occhi se sentiva parole spiacevoli…

Per paura di sbagliare, restava in silenzio anche quando aveva qualcosa da dire

C’era un omino Picciò, che parlava, parlava e pareva avere fiato infinito,

una parola per qualsiasi persona, qualsiasi argomento e non aveva il tempo di stare a sentire

a stare in silenzio si sentiva morire e pur di parlare diceva parole amare.

Un giorno si incontrarono sotto un cedro

e mentre uno parlava l’altro stava a sentire

ma quelle parole, uscite da una bocca sola, rendevano la chiacchierata come il suono di una musica stonata.

Così il cedro, aprì le radici e spalancò il tronco

li inghiottì e per un solo secondo si vide la terra borbottare e scalciare

fino a quando due frutti si videro apparire tra i rami

Erano due omini nuovi, due Piccinopicciò

che da quel giorno impararono a scambiare parole e silenzi

e le loro voci crearono nell’aria canzoni incantevoli.

……

cosa volevo dire? : splendida creatura che pur di parlare dici vaccate e rovini la vita ad altri, fai attenzione che prima o poi la terra tremerà….

( intanto, come certi personaggi tornano musiche che un anno fa sfogavano…. quindi si prega di alzare il volume e muovere i piedini!)

Durante questo tempo
Ho vomitato rancore
Ho ricucito I pezzi
Ricominciato a sperare
Avevi tutto quanto
Anche il mio sogno migliore
Hai preso ciò che serve
Senza ritegno nè onore

Tutta la tua arrogante danza danza
La sicurezza di chi è sempre a tempo
Il giusto slalom sfavillante e attento
Di chi da sempre intona l’ultima parola 

Ti farò male più di un colpo di pistola
È appena quello che ti meriti
Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
Non mi vergogno dei miei limiti e lividi
Come ti gira dopo un colpo di pistola
Ti vedo un po’ a corto di numeri
Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
Non mi seccare coi tuoi alibi alibi….

 

parole lette, parole dette…

arrotolata sul divano, alla luce chiara della lampada, nell’aria di una sera qualunque

leggo parole belle, sorrido e penso al suono che hanno
gli occhi lo riproducono in modo delizioso
Improvvisamente mi rendo conto che manca qualcosa
c’è uno spazio vuoto che rimbomba leggero
Mi ritrovo a scandire ogni sillaba con la mia voce
e le parole sembrano cambiare forma
Se prima entravano nella testa come piume leggere, facendo il solletico dietro al collo
ora appaiono come bolle di sapone, effimere e di una bellezza diversa
con una consistenza più reale
perché a pronunciarle, certe parole si modellano
si gonfiano di respiro
le parole dette hanno un colore leggero
escono dalle labbra e volteggiano intorno al viso
le parole dette, per quanto sussurrate, raccolgono il loro senso dal cuore ai polmoni, dallo stomaco alla gola
seminando piccole magie tutto intorno
non tutte, non sempre…
ma alcune meritano proprio di essere lette ad alta voce…
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