… di finzione e protezione…

Ci sono facce di legno. Immobili, sempre uguali a se stesse. Sembrano naturali, come il legno sa essere ma qualcosa sembra costretto lì sotto, i sorrisi son sempre simili a quelli di un libro di disegno, lo sguardo si sposta di lenti e impercettibili movimenti  e anche ad avvicinarti rischi scaglie a fior di pelle.

Ci sono facce di latta, lucida e sottile. Quello che vedi è solo un riflesso ma non come con gli specchi. Quando le guardi non vedi te stesso ma solo qualcosa che ti assomiglia o qualcosa che vorresti vedere ma che resta confuso. A lungo andare rischiano ammaccature ma ben nascosti dietro quella pellicola tagliente non si accorgono che sta crollando tutto e insistono nella pantomima, cambiando al massimo interlocutore.

Ci sono facce di nebbia, tutto ciò che le circonda sembra poco chiaro ma non essendo un vero e proprio fumo non ne percepisci immediatamente il fastidio. Non vedi gli occhi, non vedi la bocca. Potrebbero ridere facendo rumore mentre tentano di fulminarti con lo sguardo e nemmeno te ne accorgeresti. E quando ti avvicini troppo e stai per scoprire l’inganno… PUF… svaniscono come un incantesimo.

Ci sono facce di vetro, puoi vedere quello che passa sottopelle. Impossibile mimetizzare le emozioni, belle o brutte che siano. Hanno occhi che ridono, bocche che piangono e naso che si stringe ad ogni odore fastidioso.  A volte possono sembrare opache per tutto ciò che ha sporcato i pensieri ma il sotto si percepisce, anche nel silenzio di uno sguardo. Le facce di vetro hanno spesso mani irrequiete che le stropicciano, aumentando il passaggio dei pensieri.

Il vetro non copre, non nasconde, caso mai è un tentativo di protezione e spesso, quando si rompe lo fa dall’interno.