di gradini, salite e discese

Ci sono scale di marmo, segnate come burro e lucidate dai passi fatti nel tempo ma che restano ferme e immobili, indistruttibili.

Ci sono quelle di legno, eleganti, lucenti e scivolose, che in un attimo si graffiano e si logorano.

Ci sono scale a chiocciola, a guardarle paiono infinite ma sono affascinanti e per salire o scendere si sta aggrappati al centro, hanno l’aspetto dei giochibambini, per quanto siano lunghe sembrano un gioco, fanno brillare gli occhi e girare la testa.

Ci sono scale a pioli, come quella appoggiata al muro in cascina, che univa il cortile al fienile, per usarla ci vuole tutto il corpo, si percorrono con mani salde e guai a guardar sotto e indietro.

Ci sono le scale direttamente scavate nella terra, costruite togliendone un pezzo e col tempo sembrano far parte della stessa materia del percorso… sono il percorso stesso

A volte sono scale lunghe che portano in alto con tanti, passi piccoli, altre invece sono molto brevi, sembrano durare pochi gradini e solo una volta vicino ti accorgi che quei gradini solo alti come te e ognuno di loro è una scalata intera, sfiancante e a volte dolorosa.

Su scale mai viste, per ogni gradino tieni gli occhi a terra a controllare dove mettere i piedi, puoi non inciampare ma non ti guardi intorno perché sali e scendi col fiato insicuro e l’occhio vigile, sempre puntato al basso a non fare errori.

Poi ci sono le scale quotidiane, fatte a salire e scendere mille e più volte, come una danza, in alto e in basso, lentamente e poi di corsa, le conosci a memoria e su quelle scale capita di saltare i gradini perché i piedi vanno da soli e le gambe sanno perfettamente la distanza tra un appoggio e l’altro… è proprio lì, su quei gradini conosciuti che capita di inciampare più spesso, di scivolare e arrivare a farle col culo… e una volta al fondo, imprechi per il male…  e anche perché ti sei lasciata fregare, ancora una volta, da qualcosa che conosci…

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120 pensieri su “di gradini, salite e discese

  1. Cascare sul gradino conosciuto lascia un po’ d’amaro in bocca. È la delusione di chi crede di sapere ogni segreto di quella scala, eppure qualcosa sfugge sempre, perché, in fondo, non si può avere il controllo su ogni cosa. Non si conosce mai del tutto neppure il percorso fatto e rifatto. L’imprevisto, lo scricchiolio arriva sempre, prima o poi. E sì, hai voglia a dirti di stare attenta! Ci si lascia sempre fregare da qualcosa che si conosce già.

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        • … e dall’altro lato, quella poca attenzione, forse incoscienza permette di andare a testa più libera a guardare intorno, quindi forse cadere ogni tanto può essere utile o almeno avere dei risvolti anche positivi…

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  2. Hai così ragione tesoro mio!
    Che rabbia fanno quelle cadute impreviste, i lividi sembrano bruciare un po’ di più e anche se il mestiere dovrebbe entrare una buona volta, in realtà non entra mai perché la crosta è troppo sottile e sotto la pelle è ancora tenera. E forse è tale la meraviglia, seduti con il sedere per terra ancora una volta, di ammirare il mondo dalla prospettiva “sbagliata”, che a volte cadere è meglio che andare sicuri e veloci. In fondo la vita senza inciampare nei dettagli inaspettati non è un po’ banale? ❤

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  3. Le tue sono filastrocche, quasi delle marcette per bambini, con cui magari accompagnarli prima di andare a dormire e fra le righe ci sono tutte le verità della vita di ogni giorno! Grande Tati!!! Tu lo sai che ti lovvo!!

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