Benvenuta primavera.

Ho visto bambini giocare nei campi
Ho visto bambini correre a perdifiato tra le file di mais, sgranar pannocchie, cercare insetti e giocare a nascondino.
Li ho visti e non tanto tempo fa. Li ho sotto gli occhi tutti i giorni e in questa parte di mondo che tutti definiscono troppo moderna e senza animo incantato.
Ho visto bambini giocare con terra e foglie, costruire una casa intorno ad un paio di alberi, troppo grandi e alti per poterla fare sopra. Li ho visti accudire quegli alberi come fosse la loro casa, il loro rifugio. Cercare nastri che non facessero male ai rami, per appenderci i loro attrezzi, abbracciarli nel cercare del fresco nei pomeriggi estivi, nascondersi dietro il loro tronco per avere un momento di pace quando il cuore richiedeva silenzio.
Ho visto civette e gufi tornare per questi campi e chiamarsi tra loro da un albero all’altro e ho visto bambini fieri che il loro angolo fosse diventata anche la loro casa, il loro rifugio.
Ho sentito gli uccelli chiamare nelle notti estive e bambini al buio cercare di trovarli per il solo gusto di dire “l’ho visto!”.
Ho visto bambini felici dell’arrivo della bella stagione e ripartire con le pulizie di primavera intorno a quei dieci metri di prato, cercare sottovasi per far mensole e programmare quali fiori piantarci ai piedi.
E poi ieri…
Ho visto bambini seduti sul ceppo più grande, a testa china, cercare con le loro manine quello che restava della loro casa. E li ho visti piangere come avessero visto ammazzare il loro più caro amico. E li ho visti arrabbiati e delusi.
E mi son sentita molto piccola nel dover dire ” non era nostro, il proprietario poteva farne cosa voleva, mi dispiace…”
No, non solo mi dispiace e oggi la frase ” son cose che capitano, è la vita, fatevene una ragione” non mi piace per niente e mi fa anche tanto, tanto incazzare.
Perché si richiede a squarciagola un po’ di meraviglia e incanto a questo mondo e poi… per due soldi la si vende al migliore offerente e di sicuro un gruppetto di bambini non sarà mai “il miglior offerente”.
‘Fanculo.

bislaccherie e disegni

Ho un gomitolo di emozioni.

Un gomitolo senza capo né coda.

Escono come goccioline da una bottiglietta forata.

E si mischiano.

E non si comprendono.

E sono veloci.

Come uno schizzo a matita, un colpo di gomma e volano via con i rimasugli bianchi che restano sul tavolo.

Sono così confuse e difficilmente afferrabili.

Come disegni veloci su carta qualsiasi.

Maledetta stupidera che mi fa prendere poco sul serio…

 

 

lontananze e vita quotidiana

L’affetto non è direttamente proporzionale alla presenza fisica.
La lontananza è più del cuore che del fisico.
Eppure certe distanze rendono complicato l’affetto del quotidiano.

Più di dieci anni a condividere tutti i giorni.

Un lavoro impegnativo, che ti entra sottopelle e nel cuore, a sostenere chi ha pensieri ritenuti bislacchi dal mondo “sano”, un lavoro sul quotidiano sparpagliato in innumerevoli luoghi, dalle stanze del vivere, al supermercato, musei, parchi a giocare, piscine a prendere fresco, soggiorni estivi e gite per la provincia. A questo si aggiungeva la gestione amministrativa, cosa che accade quando un gruppo è piccolo e quindi “tutti si fa un pezzo”, dalle pulizie all’amministrazione, con tutte le energie che si riescono a trovare.

Quello è stato il mio mondo, il nostro mondo.

Ci siamo annusati, presi in giro e affezionati, poco per volta sempre di più. Le nostre vite si intrecciavano, dentro e fuori il lavoro; i problemi di uno venivano presi e coccolati come fossero nostri, con un occhio di riguardo, anche con quelle sane sgridate fatte di:” adesso però datti un giro che c’è da lavorare!”.

Abbiamo litigato, tanto, tantissimo soprattutto all’inizio. Tu che mi mettevi in difficoltà e ti divertivi a prendermi in giro, facendo il capetto e io, ultima arrivata, insicura e paurosa; tra noi un angelo ci teneva a bada, sgridando te come fanno le sorelle maggiori, per i tuoi modi rudi e riprendendo me “… non farti trattare così, mandalo a cagare!” e a sgridare entrambi : ” finitela! siete matti!?… si sente tutto di là!”

DDDDIO quante parole urlate, quanti vaffanculo arrivati direttamente dallo stomaco, porte sbattute e mail scritte di getto…

Poi la resa, ognuno aveva il suo posto, accanto all’altro, ci eravamo scoperti e scelti, come colleghi e amici… perché lì dovevamo arrivare, starci accanto, sostenerci, esserci. Una volta capito questo, siamo stati indivisibili, i turni fatti insieme, il più possibile, i soggiorni al mare a lavorare accaventiquattro, io negli appartamenti a chiamare per una crisi improvvisa e tu in sede pronto alle mie chiamate : ” aspetta a scendere, aspetta me, non muoverti da sola”.

Gli aperitivi a fine giornata, i concerti improvvisati e le telefonate per accertarti che fossi arrivata a casa intera, per la serata e per quei sessantachilometri.

Le giornate del mese di agosto, scelte per la calma cittadina, per i tempi dilatati, per il poter prendere la moto, scendere verso il centro a prendere un gelato e lì conoscere quartieri della TUA città, i tuoi racconti, i tuoi ricordi che diventavano miei, i tuoi luoghi che sono quelli che ora amo di più di Torino.

Io che ti dico ” divento mamma”, a occhi bassi per la paura e tu che mi abbracci come nessuno mai; da quel giorno, se solo avessi potuto avresti fatto tutto il mio lavoro ( tu che eri conosciuto come quello che faceva il minimo indispensabile… e io sapevo non essere per pigrizia) e mi sgridavi ” non salire sulla scala!, lascia quella scatola! siediti, riposa…”, “dovresti venire su di meno” mi dicevi, ma io non potevo anzi non volevo…

Tu che diventi padre e nel dirmelo ti brillano gli occhi e io sono felice, di quella felicità condivisa, di quella gioia per la gioia altrui.

Ci siamo sempre difesi di fronte al mondo, salvo riprenderci in privato, sgridarci e consigliarci.

Poi tutto è cambiato al lavoro, il gruppo dei primi anni s’è sgretolato e siamo rimasti noi e il nostro angelo ma eravamo pochi rispetto al resto che si muoveva verso un cambiamento aziendale, doveroso secondo loro… assurdo per noi. Le lotte a muso duro per mantenerci uniti e legati al vecchio modo, di tempo oltre il lavoro, di vita personale condivisa, di attenzione per le persone dietro ai colleghi. Le prese di posizione per situazioni lavorative assurde, improponibili, per le nostre forze ( e il nostro stipendio).

L’aria s’è fatta pesante, il lavoro ci stava consumando, il nostro tempo era diventato solo lavoro, il tempo libero doveva essere necessariamente altrove.

Abbiamo tenuto duro ma quelle diecibarradodici ore erano diventate così pesanti da essere insostenibili e alla fine abbiamo ceduto.

” chi può vada via, così affondiamo, soprattutto emotivamente”

Io sono stata la prima, un’occasione presa al volo, per una vita differente che non volevo ma sembrava la cosa migliore da fare.

Per mesi non ci siamo sentiti, faceva davvero male… poi ci siamo ripresi.

Le telefonate, per aggiornarci o solo per sentire la voce, un caffè preso al volo durante una scappata a Torino, l’ultima volta che ho visto quegli occhi, quella barba… che le mie spalle hanno preso la forma delle tue braccia.

Ieri la telefonata, dal nostro angelo, per caso ha scoperto che sei stato male…

Ti hanno preso al volo… sembrava volessi andare chissà dove… ma sei rimasto qua.

…e io da ieri sera penso a quanto il mio affetto non sia per nulla cambiato, a quanto pur non avendo tatuaggi visibili, sottopelle ho ogni sorriso, ogni sguardo, ogni parola, ogni litigata e ogni coccola, che resta e si fa sentire. Da ieri penso a quanto mi fa male non essere lì, a quanto mi fa male non averlo saputo, se non per caso, a quanto ho rischiato di perderti e a quanto mi spaventa tutto questo. A quanto, nonostante le distanze io riesca a volere così bene alle persone che incontro ( non solo fisicamente) che ora ho paura se capita loro qualcosa e non posso esserci.

Da ieri cerco notizie, voglio sentirmi dire che stai bene ma quelle parole non arrivano e io ho paura…

Ecco, adesso come adesso sentirei volentieri un tuo caro, vecchio, dolce e di cuore …” Vaffanculo!”.

 

 

 

… giorni così…

… in cui la noia e lo sconforto prendono al petto…

in cui vorresti fare mille cose  e poi stai a fissare il soffitto…

chissà che prima o poi ti possa crollare in faccia…

poi pensi che se anche l’influenza ti concede solo mezza giornata di tregua

allora è il caso di farne qualcosa di tutto questo marasma nella testa…

passaggi

“…dai l’acqua alla pianta dei sogni…”

… quando le lettere sono messe insieme vogliono dire qualcosa, in un modo o nell’altro…

… Semplici o complicate

Dolci o rabbiose, amorevoli o cariche di odio…

Parole sussurrate e urlate…

… Parole parlate e parole scritte…

Immaginate e sperate… necessarie o superflue…

Ci sono parole buffe e difficili da pronunciare ( e per me anche da scrivere… ) e quelle che a volte fanno cadere…

Ci sono parole che al di là del loro significato hanno un suono divertente… e mettono il sorriso… ( ad esempio “accidenti” o “perbacco“…. ahahah!… anche “caprolattame” devo dire che da soddisfazioni notevoli…)

Poi ci sono quelle che riempiono bocca e pensieri, quelle che fanno giringiri tra i sogni…

Ci sono quelle non dette… quelle nemmeno pensate ( sì sì… credici!) e ci sono quelle nascoste o camuffate…

Alcune parole ti passano accanto come un venticello fresco, altre sono pacche sulle spalle, alcune diventano abbracci dolcissimi… e altre purtroppo sono come pugni in pieno petto…

… io sono matta… ma di sera penso a tutte quelle che mi hanno passeggiato accanto nella giornata… le guardo, le coccolo, alcune le sgrido un po’…. Poi apro il barattolo dei pensieri e le conservo lì…

Ho fatto dei buchi sul coperchio, così respirano…. Perché anche quelle che non mi sono piaciute… non posso farle soffocare lì…. anche loro hanno comunque voluto dire qualcosa… voglio sperare… 🙂

il mini e la bilancia….

– MAMMMMMMAAAAAAAA!

–  Urca! Mini… checc’è?

– mi dai la bilancia, voglio pesare un po’ di cose….

– certo Miamor!… ecco… e cosa pesi?

– quello che trovo… non so… ho raccolto un po’ di pietre in giardino, foglie… adesso vedo cosa trovo…

….. UAUUUU! mamma guarda che giri che fa l’aghetto!!!… fa le capriole se metto le pietre! ahahah! guarda che bello!….

senti mamma, devo dirti una cosa….. sai le rose… quelle rosse e profumate…                                                                        ( il tutto con una vocina da topolino… guardandosi i piedi…)

– cos’è successo alle rose?!?! dimmi che non hai strappato tutto… ti prego!…’nnaggia ti mangio le orecchie!!!!

– tutto no… però son così belle… volevo pesarle……. ho preso un po’ di petali….

( tira su il cesto per la frutta!…)

– ma Mini!!…. dimmi almeno che hai preso i petali già a terra!… ti prego…. ( sta per partire l’embolo… ma lo tengo…)

– ahahah! ci sei cascata!.. ahahah! certo che ho preso quelle!… altrimenti mi graffio tutto!…. e altrimenti poi mi sgridi…

– FIU!… sei proprio…. ( squoto la testa e rido…)

( Mini mette i petali sulla bilancia… ma l’ago si sposta di pochissimo….)

– uffa mamma!… si sposta poco….. uff…. sono leggerissimi… ( faccia sconsolata…)

– sai cirillo, per fare lo stesso peso della tua pietra ci vogliono mooooolti petali ( ma non ti azzardare a strappare nulla ok?),

un po’ come le cose tristi…. pesano un sacco sul cuore e lo spazio che tolgono è come quello di tantissime cose belle….

– ecco… mamma… io voglio tanti petali sul cuore… e se arriva una pietra la tolgo altrimenti ruba spazio ai fiori… che poi mi piacciono le pietre….. ma i petali di più!

… ogni tanto …

….

– senti, ma te cosa vorresti?…

– nulla di più che essere felice….

– ok, allora sai cheffai?

– dimmi…

– inizia col sorridere al mondo che è già un ottimo passo avanti!!

( ed è così… che a volte… mi sgrido da sola! … tanto quanto… vorrei gridarlo in faccia a chi no capisce…)

Volevo….

1393119049096… Dire della rabbia… Che serve solo perché la tristezza a volte non sembra abbastanza… E la rabbia aiuta a legittimare il dolore….

…. Della tristezza che spesso serve per sentire vicino qualcuno e ci arrotoliamo nella sua coperta, come si fa quando fa freddo… Allora la facciamo più grande e visibile per poter chiedere quella coccola che il bambino chiede per un piccolo graffio….

…. Della gioia che non pensiamo di meritare e la cerchiamo senza volerla veramente trovare, perché non sappiamo mai se la sappiamo gestire del tutto…

Volevo dire…. E forse l’ho detto…

Se solo imparassimo la semplicità, nei gesti, nei pensieri e nelle emozioni… Semplicità e onestà … Urca come sarebbe tutto più facile, no?

Tra me e me (… in un momento in cui eravamo solo in due…)

18400001“Come stai?….”

“Bene.. tutto tranquillo…”

“Ah… e cos’è quella faccia?”

“Quale faccia?!… è la mia chevvuoi?”

“Niente!…mannaggia… stai calma…!… sicura? Tutto ok?”

“Massì dai!… niente di che, son giorni così ma tutto ok.”

“Va BBeeeene! Però sei strana…”

“EbbastaaaA! Mollami, lascia perdere… tutto ok chettipreoccupi?”

“Scusa, scusa… è che c’hai una faccia…”

“…….

Senti, cosa vuoi sentirti dire: che sto male, che sono distrutta, che sono a pezzi che nemmeno un bicchiere di vetro buttato con rabbia si sbriciola in questo modo?

Cosa vuoi che ti dica: che non so nemmeno da che parte sono girata e a volte mi sento rivoltata come un calzino, di quelli che fanno la palla in lavatrice e li dimentichi, così si asciugano nel cestello e ci metti un’ora per distenderli!…

Voi che ti dica che anche quella formica che con le sue amiche mi sta invadendo il prato, ha sicuramente obiettivi più elevati dei miei e sicuramente molta più autostima??!!!….

Oppure preferisci se ammetto che vorrei prendere la rincorsa e buttarmi a testa prima contro lo spigolo del cassetto delle posate ( tanto son bassa e arrivo fin lì tranquillamente e poi non riuscirei nemmeno a svenire, neanche a farmi del male son seriamente capace!).

O magari stai meglio se ti dico che vorrei chiudermi in una stanza piena di cotone morbido e lasciarmi addormentare per 6 mesi e risvegliarmi che tutto questo è già passato, finito e non ci devo fare i conti proprio ora?

Anzi no, facciamo che se ne va il mondo… per 6 mesi…a fanculo un po’ più in là… che poi non serve proprio tutto il mondo… basterebbero un paio di persone… …

E poi… poi, sono incazzata che nemmeno Hulck ha la tonalità di verde che ha la mia bile, sono furibonda che se mi prendono i 2 minuti (sì, faccio  in fretta io, non me ne servono 5… con 2 m’incazzo assai!) potrei fare a cazzotti con tutti i passanti ( … e va bene che non passa nessuno di qua… stiamo in mezzo ai campi e con le mucche non mi arrabbio). Sono arrabbiata che non c’è idea al mondo, e sono triste che il mondo non ha idea…. Fanculo l’ho detto…”

“… mi dispiace… e adesso come stai?”

“… uff… come prima… ma più leggera… grazie!”

“… AND THE WINNER IS….”

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Parliamo di premi o meglio, di concorsi.

Parliamo di quanto negli ultimi anni sembriamo i concorrenti del concorso “ chi ha più sfiga alzi la mano!”.

Per strada, al lavoro, con amici e parenti…  se non hai qualcosa per cui lamentarti: BASTA, FUORI DAL GRUPPO, SEI STATO ELIMINATO, AVANTI UN  ALTRO!

Al primo posto delle lamentele, a quanto pare c’è IL LAVORO: non c’è per niente, oppure quello che abbiamo non ci piace, i colleghi sono gli esseri della peggior specie, per non parlare del capo che a confronto Sauron è dolce come Candy Candy… poi lo stipendio da fame ( anche se ci permette, casa, cibo, riscaldamento, cene e pranzi fori, abiti nuovi ad ogni stagione… e così via)

Si lavora troppo e non c’è mai tempo per la vita privata oppure se abbiamo del tempo libero, vuol dire che stiamo lavorando poco e tra un po’ saremo alla canna del gas….

Uff… manca il fiato…

Altro argomento forte è la salute : “oggi ho un mal di testa”…”lascia perdere, io ieri stavo di un male” ( quindi oggi no, sorridi echeccavolo!)….

E se la nostra salute va bene, ‘spetta che ti trovo qualcuno che ha qualcosa di gravissimo e mi struggo anche dal dolore, tanto sono empatico.

Io un’idea me la sono anche fatta…

Siamo cresciuti con immagini e storie di disastri apocalittici che quasi ci si sente in colpa ad essere serenamente soddisfatti di quello che si ha; c’è tanta di quella paura che le cose possano andare nel peggiore dei modi che abbiamo iniziato ad allenarci al peggio.

Ecco…

Non mi piace tanto questa cosa, io non ho voglia di essere così…

Alla nascita dovrebbero dotarci di lamentele cronometrate, tipo 5 minuti al giorno ( non cumulativi); secondo me crescendo impareremmo ad essere veramente tristi per qualcosa, cercare un po’ di conforto tra le persone che abbiamo intorno e poi… o la risolvi oppure te ne fai una ragione e passi oltre.

Potrebbe essere un’idea… da lavorarci su.

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