maledetta insonnia…

Quando hai una sensazione che gira, non sai come trovare le parole. Frughi a piene mani nella testa, ti sembra stia per prendere una forma, poi ti confronti con un animo prezioso che ti consiglia e ti aiuta… questo è quello che ne viene fuori. Grazie Melissima

Apre gli occhi, improvvisamente.

Svegliata da un sogno che immediatamente svanisce, lasciando nella gola quell’estremo senso di angoscia mista ad ansia.

Con il fiato corto, il corpo sudato e il cuore a mille allarga le braccia a cercare un contatto, qualcosa sotto le dita che le faccia sentire di essere da questa parte del sogno.

Sente il lenzuolo sul dorso delle mani, leggero e accaldato. Allunga piano piano un piede, con la paura di toccare qualcosa di indefinito, lì sul fondo. C’è sempre qualcosa di preoccupante sul fondo.

Il giorno non ha ancora iniziato il suo cammino, ma una leggera lama di luce passa tra le persiane.

Questo vuol dire che è passata qualche ora dalla sera prima, dalla corsa verso casa, dai pugni al muro, dalla doccia a lavare via rabbia e orrore.

E’ trascorso del tempo, questo è certo, ma non abbastanza perché il ricordo sia lontano e offuscato.

Il fiato è ancora corto, strozzato. Le mani continuano la loro indagine sottocoperta, convinte di una presenza, sicure di qualcosa che sta per tornare.

Sente le coperte bloccarsi.

Trattiene il fiato e sgrana gli occhi. Lentamente volta la testa, rimasta fino ad ora fissa verso il nero del soffitto. I capelli scivolano sul cuscino liberando quel profumo misto di violetta e sudore. E’ un profumo che le piace, da sempre. La rilassa. Eppure ora c’è un’altra nota, lontana da essenze floreali alle quali è abituata. E’ un profumo che conosce, non sa come, non sa da dove arrivi ma lo conosce bene e questo non le ridà il respiro che ha perso.

Continua a voltare la testa, lentamente, come se tentasse di fermare il tempo prima di arrivare all’attimo in cui vedrà chi/cosa c’è accanto a lei. Perché qualcosa c’è, lo sente con ogni parte del corpo, ogni minuscolo angolo di pelle è teso e attivo a quell’odore.

Buio.

Nient’altro che buio. Non vede nulla, non riesce ad intravedere niente e nessuno. Niente di niente.

Eppure c’è, lo sente.

Sarà dietro la porta? O dietro lo specchio, quello appoggiato a terra, contro il muro ai piedi del letto? Sarà oltre la camera, dietro l’angolo che separa la sua camera dalle scale?

Non sente alcun rumore, nemmeno da fuori. Non ci sono gatti che miagolano, cani che abbaiano. Quel cazzo di cane del vicino! Rompe ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni notte. Abbaia come un matto ad ogni moscerino, perché adesso dorme?!

Non un rumore, nemmeno dentro casa. Tutto è solo buio e silenzio. C’è così tanto vuoto intorno che il respiro sembra amplificato e il battito del cuore suona come una grancassa.

Si sente solo quel profumo. Di terra umida e foglie marce. Di ghiaccio e temporale.

Lentamente sposta le gambe ed esce dal letto. Piedi nudi sul pavimento gelato. Un brivido si somma a quelli già in corpo da quel tempo trascorso che pare eterno.

Nel buio della casa si muove, lentamente, con le mani a cercare appigli, accendere la luce è una cosa impensabile. Procede a tentoni, come fosse cieca, lo stipite della porta, ora l’angolo del muro, un passo e poi un altro, lenti e appena sospesi. Un altro angolo, la mano scivola a cercare la seconda porta, quella del bagno, avverte il pavimento che cambia sotto i suoi piedi.

Quell’odore persiste, anzi sembra più intenso, come fosse ancora più vicino, eppure non c’è nulla, nulla di tangibile, niente a bloccare quei passi leggeri e paurosi. Continua a spostarsi, le piastrelle del bagno lucide e ancora più fredde. Col piede sente il bordo della vasca, poi con una mano arriva al mobile degli asciugamani. Di fronte a questo c’è il lavandino con lo specchio. Il fiato sempre più strozzato, l’odore sempre più intenso ora s’è fatto fiato, lo sente sul collo. Prova a deglutire e la saliva si fa ghiaia in gola, che brucia provocando un dolore intenso, ma di piangere non se ne parla, sarebbe rumoroso. Nel reprimere ogni minimo sfogo le pare di scomparire e poter essere lasciata in pace.

Ancora una volta la testa si gira, lentamente, in direzione dello specchio.

Nel frattempo il sole inizia il suo percorso verso l’alto e una leggera luce raggiunge il bagno, in linea diretta con la finestra della camera.

Un minuscolo raggio si riflette sulla superficie argentata dello specchio, sente il fiato sempre più vicino, ora è dietro le orecchie, sente un sibilo, sente un tocco sulle spalle. Di scatto porta una mano su di sé ma non percepisce nulla.

Sente un corpo vicino ma non lo può toccare. Angoscia che sale, terrore che prende alla gola.

Chiude gli occhi, non può più trattenere la paura, prende fiato girandosi di fronte allo specchio, raccoglie il poco coraggio rimasto e si lascia andare all’indietro, sicura di cadere tra quelle braccia inesistenti.

Il freddo percepito fino ad allora si fa fuoco che sgorga dalla testa e quell’odore, fino a poco prima indefinibile, ora è con certezza quello del ferro.

L’angoscia svanisce.

La paura se ne va.

Il sole ormai illumina la casa quel tanto che basta per vedere i contorni delle cose. Tra queste un viso, rilassato e sorridente, su piastrelle di ceramica bianche e azzurre… e rosse.

L’hanno trovata così, distesa nel bagno, tra il lavandino e la vasca. Le malelingue la definiscono stramba, chi la conosce non può fare a meno di notare quel sorriso, scomparso dal suo viso da troppo tempo…