Come il risotto riscaldato…

… che non va su né giù.

Resti lì, a metà strada tra bocca e polmoni.

Come uno spillo conficcato in gola.

Come una lisca di pesce che non uccide ma causa dolore.

Come la spina del legno sotto la pelle, che punge improvvisamente se metti male la mano, se solo la sfiori.

Come il polpettone avanzato che quando lo rimangi, per l’ennesima volta, per farlo scendere devi bere litri e litri di acqua.

Dovrei farmi una maglietta con su scritto ” avvicinarsi con cautela”.

E non perché mordo.

Che poi, son mica morta.

Vado avanti, faccio quello che facevo prima e la stupidera non manca.

Ma mi sono un po’ rotta di avere questo sassolino nella scarpa che fa andare storti, zoppicanti e rallentati,

al passo del pinguino ubriaco.

Certi incontri sono come una fetta di tiramisù: buoni da brividi, dolci e spettacolari, da chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare a pensieri meraviglia.

Ma se per caso respiri mentre fai l’ennesimo boccone, il cacao in superficie diventa un’arma micidiale e mortale.

 

E un dolce da mangiare con prudenza mi fa imbestialire.

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