Architettura bislacca

 

Un portico,

per attendere al riparo prima di entrare o una volta che si decide di andare

Finestre ampie
per fare entrare tutta la luce possibile con delle tende leggere a far da filtro,
perché ogni tanto la penombra può essere utile.
Persiane di legno per quando si vuole riposo dal mondo.
Un seminterrato per sentire l’odore della terra e ricordarlo
Una mansarda per quello del cielo e delle stelle
Tetti spioventi a far scivolar fastidi
e uno più piatto per raccoglierli e darsi il tempo di osservarli.
Una parte in legno, leggera e dal profumo di bosco
Una parte di cemento e pietra, più pesante e con fondamenta solide
Una scala da fare a saltelli gioiosi
e di fronte
una strada
per andare altrove
e poter tornare.
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Non si è mai abbastanza grandi per avere paura del buio…

Ognuno di noi ha la sua ombra, a volte più grande altre più piccina.

Ci si attacca al mattino, appena appoggiamo a terra i piedi e iniziamo a camminare nella luce.

Si addormenta accanto noi, come una compagna fedele, ogni sera, di ogni giorno che viene lanciato in terra…

Si spegne la luce e anche lei può dormire.

Basta un impercettibile raggio di sole e lei appare.

Luce e buio, sole e ombra.

Tutti abbiamo un’ ombra che ci accompagna.

 

C’è l’ombra burlona, che ti corre dietro,  saltella sui muri, si nasconde un momento per poi riapparire spernacchiandoti sul naso.

C’è l’ombra silenziosa, sottile e discreta, resta sul pavimento, cerca gli angoli per farsi linea.

C’è quella spaventosa, nera come il vuoto, creata da una luce diretta e smisurata e più si avvicina la luce più si ingigantisce e più s’ingigantisce più ti fai piccola e inconsistente.

 

Siamo luce e buio

Siamo giochi di ombre.

 

La nostra ombra incontra e si scontra con quella degli altri.

A volte si accompagnano, tenendosi per mano.

Altre c’è il rischio che una inglobi l’altra, trasformandola, annerendola a dismisura.

Per quei casi bisogna tenersi sempre una piccola torcia in tasca e accenderla, ricordandoci di mettere luce dove sembra non esserci

e ridare ad ognuno la sua ombra e ad ognuno il suo teatrino da gestire.

 

 

luce soffusa

Amo la cera delle candele…
mi piace vederla colare, quando ne metti una sul collo di una bottiglia, mi piacciono gli strati di gocce che si formano…
Adoro prendere la cera colata, ancora tiepida e schiacciarla tra le dita, è un calore strano che sa di pace
Mi fermo ad osservare la fiamma delle candele, piccola ma risoluta, che ondeggia ad ogni minuscolo ed impercettibile movimento dell’aria
Le candele fanno luce senza accecare…sanno di calma e pace
La cera fredda, anche se colorata, quando la gratti è sempre bianca… o comunque più chiara
per lavorarla, farci qualcosa… ha bisogno di calore… altrimenti si spezza…

Come cera… che si scalda… sfugge… si raffredda e prende la forma     Come cera… si scioglie, con un po’ di calore… ma si può contenere…  Come cera… un pezzetto di colore e da bianca si infiamma di sfumature…

… come una candela dimenticata accesa…

si consuma e non la trovi più…

… che sia trattenuta o esploda….

la rabbia è una delle cose, per me, più faticosa che ci sia sulla terra…

… e scopri di averne nascosta in ogni angolo del corpo… e l’hai tenuta dentro per così tanto tempo che ora sembra incontenibile, come un torrente impazzito…

… ma tu non sei una persona aggressiva e quella cosa lì ti fa una paura che….altro che armadio!…

… però a volte esce… perchè il mondo rompepropriounpoilcazzo

… altre invece ti sembra di avere un mostro che tappa la bocca e il naso… e tutta quella rabbia, mista a paura, resta dentro e ti consuma…

… ci vogliono un po’ di giorni per smaltire questa stanchezza…

…e io che piuttosto che una roba così preferirei fare sulle mani da Torino a Palermo, andata e ritorno… son sicura sarei più rilassata e soddisfatta….

… ma con calma… arriverà l’arietta fresca che ristora cuore e pensieri… e tutto si sistemerà…

🙂

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il pozzo…

… ecco ci son finita dentro… ma quasi quasi melasonocercata perché ci son caduta dentro, non di testa come se fossi inciampata… son caduta di piedi!

Comunque ci sono finita… ed è stata una paura terribile, senza fiato, da strapparsi il cuore e rompersi le ossa tanto che ho iniziato a sbattere contro le pareti…

Mi sono maledetta per non aver insistito che papà mi portasse ad arrampicare con lui… adesso sarebbe utile…

E mi sono insultata per non aver ascoltato mamma quando mi sgridava che mangio le unghie come non ci fosse un domani… avrei un briciolo di appiglio in più…

E non serviva allungarsi… sono alta un metro e una caramella… anche le corde lanciate da chi è rimasto su… erano sempre troppo corte…

Son caduta nel pozzo e m’è sembrato di impazzire… parto già con una testa arruffata di suo… in una situazione del genere ho perso completamente le staffe…

Ho urlato, pianto ho tentato con tutte le forze e l’agitazione possibile di arrampicarmi per risalire ma era tutto troppo buio per capire dove mettere mani e piedi per salire…

Poco per volta ho perso le forze… ho deciso che non ne potevo più di lottare e mi son lasciata cadere sul fondo… e mi sono addormentata, guardando la luce delle stelle che arrivava dall’alto… troppo lontane per pensare di arrivarci… mi sono addormentata e ho deciso di lasciar perdere.. avrei finito il mio tempo lì dentro, ne sarei uscita solo con la voglia del mondo lassù… se mi rivoleva lassù si doveva sbattere lui al posto mio… altrimenti tanto valeva stare là sotto.

Ho dormito tanto, fatto un sacco di incubi e qualche sogno carino… poi mi son svegliata e ho iniziato ad osservare il MIO pozzo… era anche bello, ben fatto… era uno di quelli costruiti tanti tanti… tantissimi anni fa… pietre levigate dal tempo, come quelle che in Langa si usano per fare i muretti tra le nocciole…

Ho imparato a memoria, osservandole, una per una quelle pietre, ogni pertugio, ogni fessura… ogni scalino…

Poi, un bel giorno mi son tirata su e riprovato nell’impresa….

A quel punto sapevo come salire… è stata dura, durissima… mi son distrutta mani, faccia e piedi contro le pareti di quel posto ma… ci sono riuscita!

Con calma, con qualche sosta… come una scalatrice, senza corda… come mio padre… con le unghie che ho fatto un po’ ricrescere… come mia madre… ho visto la fine della salita e ho riso… mammamia quanto ho riso!

Mi sono trascinata fuori e son rimasta coricata sul bordo per un po’… a respirare l’aria della sera, a guardare le stelle e a sentire il profumo dell’erba e a ridere, di gioia e un po’ anche di follia…

All’inizio mi sono spostata a quattro zampe, come un cagnetto… perchè volevo avere un buon appoggio a terra, comunque avevo paura di cadere di nuovo giù…

Poi mi sono alzata in piedi ma i passi erano ancora lenti, indecisi… e un po’ spaventati…

E ora? ora son sempre lì al bordo e ogni tanto guardo giù…

Ma mi muovo con piedi ballerini e con quelli è forse più facile scivolare e cadere… ma adesso che lo conosco mi fa un po’ meno paura e menefotto!

sole freddo….

Stamattina c’è un sole meraviglioso….con una giornata così ti vien voglia di fare la qualsiasi!

però….

…però, un pochetto, questa luce m’ha fottuto…

sì perché se apro le persiane e la luce che entra dalla finestra è a dir poco accecante, alle 7.00 del mattino, un po’ ci credi che si stia da dio fuori….

e poi?

poi esci dalla porta, tutta convinta di assaporare una carezza tiepida… e che ti arriva? Uno schiaffo a mano aperta di aria gelata!

è proprio vero….

quello che vedi non sempre ti da le sensazioni immaginate…

…e quindi?

credo si possano fare due cose:

o ti incazzi all’inverosimile, imprechi perché sei in maniche corte ( e ti dai anche dell’idiota perché è, comunque, sempre marzo e per di più son le 7.00 del mattino!) e parti nella giornata con un bel colpo al cuore ( e ai polmoni visto che fumi come una ciminiera)….

oppure…

oppure , dopo un primo istante di perdita di capacità respiratorie e la gran voglia di urlare , ti riprendi e guardi in faccia il sole….almeno c’è…non fa caldo, ok ma tra un po’ sarà diverso; tra un po’ lo vedrai al mattino e sarà veramente come è nei tuoi pensieri…

e poi, basta imparare a guardare le cose anziché immaginarle, viverle piuttosto che sognarle perché anche se non è tutto oro ciò che luccica, a volte ci piace sognare qualcosa che non c’è solo per il gusto di fare gli incazzati…