il mondo dentro

Di farfalle in lampadina,

Che quelle nello stomaco le ho tirate via a colpi di aperitivi e patatine

Di casette in barattolo

Dove dormire sogni tranquilli

con il vetro e il coperchio che attutiscono i rumori del mondo fuori.

Di fiori in bottiglia

troppo corti per uscire dal collo e quindi si arrotolano sul fondo…

… magari, la prossima volta taglio il gambo più lungo.

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Farfalle in lampadina
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Casa in barattolo
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Fiore in bottiglia

Fiori in testa

Un mazzo di margherite bianche, a ricordare la semplicità di un sorriso.

Le violette, per non dimenticare di guardare in basso, nei punti più nascosti, per trovare tesori.

Un elleboro per affrontare gli inverni del cuore come fa lui con quello del cielo.

Un fiore di peonia, doppia, rosa e bianca, per ricordarti di accogliere, raccogliere e abbracciare il tuo centro, lasciandolo aperto al cielo dando un ristoro morbido e profumato, o almeno provarci.

Un paio di narcisi che sembrano delle trombette e mettono allegria.

Un ciuffo di lavanda che calma e rasserena

Una rosa, lilla, profumata di dolce, per quell’eleganza che non ti appartiene ma cerchi intorno.

Un soffione di tarassaco per ricordarti di lasciare andare che qualcosa si seminerà.

Senti la notte che arriva
Un giorno a sorpresa
E ti chiede se ci sei
Raccogli in un pugno gli attimi di vita
E non sai fare
E non sai dire
E resti solo a immaginare

….

Lo sai che col vento i capelli
Si son spettinati
E la vita ancora di più…

Dalla terra al cuore, passando per graffi e mani sporche…

Primo sole e la terra inizia ad asciugarsi, consentendo ai piedi di entrare senza schiacciare e sprofondare.

Mettere i guanti, prendere carriola, zappino e cesoie e infilarsi in giardino.

Avvicinarsi alla rosa, malata da un po’ e iniziare a pulire, togliere le parti secche, quelle malate e cariche di galle.

Ne aveva una quantità indescrivibile.

Continuava a crescere, nonostante le ferite e a fare fiori. Pochi rispetto a prima ma tanti per com’era ridotta.

Ha inglobato in sé tanto di quel dolore da rallentare. La galla più grande alla base e via via che s’è allungata qualche rametto nuovo ne era totalmente sprovvisto.

L’ho guardata e ho iniziato a sfoltire fino a quando ho deciso: ho lasciato un solo ramo, non intaccato e abbastanza grande, accanto ai piedi.

Il resto l’ho tolto, senza estirpare, senza eliminare.

Non so cosa ne uscirà fuori ma mi pare abbastanza forte per poter tornare più rigogliosa di prima.

Poi ho continuato il giro.

Ho tolto i guanti perché è più forte di me, faccio troppa fatica a tenere le mani chiude lì dentro.

Ho strappato erbacce, potato le altre rose, pulito gli anemoni dal secco, coccolando i nuovi getti che stanno uscendo dal fresco della terra.

Ho discusso con la gramigna che nascondeva i bulbi in crescita e che ora svettano piuttosto fieri nei loro dieci centimetri di foglie.

Ho sistemato la lavanda che s’era coricata un po’.

Sempre a mani nude.

Terra che entra nella pelle, sotto le unghie o quel che ne resta.

Un graffio da un lato, un taglietto dall’altro

Ferite inconsistenti rispetto alla meraviglia di toccare questa vita a mani nude

sporcarsi con essa e raccoglierne ogni granello sentendone il fresco e l’odore sulla pelle.

 

 

parole poche ma rullino sempre in macchina…

Come al solito è in anticipo. Appoggiata al muro osserva il tabellone dei treni in arrivo, per capire quale binario guardare. Resta in disparte, guarda quella via di ferro in attesa, come sempre, per qualsiasi cosa. Si guarda la punta delle scarpe, a fiori, che si cercano come a parlare, come a commentare tra loro, silenziosamente, sull’idiozia che le comanda e le ha portate fino a qui. Gli occhi si spostano nervosamente tra il davanti e l’insù, a cercare un appiglio, un pensiero che vola… “PLIN!PLON!”… Una voce improvvisa annuncia l’arrivo del treno, si sposta al binario  indicato, restando dietro ad un gruppetto di persone , che si ammassa come volesse correre incontro alla macchina, tanta è l’impazienza. Il fiato si blocca, prende il telefono, chiedendo supporto a voci lontane ” cosa sto facendo?… perché sono qua?… ma sarò impazzita?”. L’istinto la porta a spostare il corpo, mettendosi di lato, un piede in avanti e l’altro verso la via del ritorno, pronta a scappare via. Il treno arriva, la gente scende, le scarta con lo sguardo come si fa con le carte in mano. Riconosce, senza averla mai vista, la camminata… e corre…

Un muretto, di pietra e cemento. Tra le crepe create dal tempo escono fiori minuscoli, viola e bianchi, grandi una capocchia di spillo. crescono nonostante il caldo e l’assenza di acqua costante, le foglioline si attaccano alla pietra, si allungano come mani bambine e ondeggiano a questo vento di aprile come a fare “ciao ciao” ad ogni passaggio di vita. Una lucertola corre sul muretto con zampe veloci e muso sorridente, come alla ricerca felice di un tesoro. Arriva a passo lento e sereno, con musica nelle orecchie, macchina fotografica al collo. Raccoglie un filo d’erba e se lo mette tra le labbra. Le piace il sapore del verde tra i denti, è aspro ma sa di cose facili. Si appoggia a quella strada rialzata, con i piedi a penzoloni, dando la schiena alla strada e regalando agli occhi quelle colline, così fresche e soleggiate. Chiudendo gli occhi trasforma i pensieri in nuvole bianche e soffici, sospira, raccoglie il fiato e risoffiandolo fuori sposta quelle nuvole… e il cielo torna azzurro.

Passeggiano, di fianco ma non troppo vicini. Dalla panchina di legno, nel parco ai piedi di questa collina di città, li guardo chiacchierare e sorridere. Lei gesticola e ride, l’energia che esce dalle mani e dai piedi nasconde tutta l’emozione che solo a guardare bene gli occhi si può immaginare. Lui le passeggia accanto, sposta gli occhi dal viso di lei alla strada, che non conosce e non sapendo dove andare si lascia trasportare dai passi agitati di lei. Si fermano ad osservare il fiume. In silenzio, gli occhi altrove, persi tra un “chissà” e un “anche no”, riprendono fiato e la strada del ritorno.

Un pensiero a forma di nuvola, un sospiro a forma di fiore, una lacrima a forma di foglia, passi che diventano arrivo, mani che si fanno partenza e fiume che si fa tempo…

Una notte qualsiasi, una finestra qualsiasi, una luce di candela e una di lampada. Una testa china su un tavolino basso, tra le mani un pennello, nell’aria colori. Una musica leggera fa muovere impercettibilmente le labbra e nascere fiori in quella stanza…

 

 

tra fiori ed erbacce

Verso sera, quando il sole inizia a scendere in questi giorni di maggio, mi fermo sul gradino davanti a casa, una sigaretta, musica nelle orecchie e osservo il giardino rifiorire.

Questo è il momento che dà più soddisfazione, annuso i colori e osservo il profumo di fragoline mischiarsi a quello della rosa…

Io sono il mio giardino

Spettinato, incasinato, colorato e un po’ lasciato a sé stesso

Io sono il mio giardino

Erbacce difficili da estirpare si allargano, a tratti svaniscono per riaffiorare più distanti, improvvise

Piccoli pensieri incantati, fate e folletti sono nascosti a metà tra la terra e il cielo

Io sono il mio giardino

Un po’ peonia, un po’ calendula,

un po’ iris e un po’ anemone

e tanto, tanto fragoline di bosco.. piccole e nascoste, da cercare, scovare, alzando il resto

Io sono il mio giardino

nonostante tutto anche un po’ rosa

cresciuta a dismisura, senza una forma da roseto inglese ma lasciata correre dove vuole

profumata, con spine enormi ma bene separate

da maneggiare con cura, insomma.

 

 a distanza di un anno ecco cosa è il mio giardino per me….

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… è solo una storia… oppure…

C’è un prato, i fili d’erba oscillano di fianco a mille e mille fiori diversi…

Ci sono margheritine, ranuncoli selvatici, fiordalisi, papaveri, dalie e anemoni..

C’è uno stelo, piccolo e fine… in cima fa capolino un piccolo cerchio, giallo dal quale spuntano diversi petali…

Sono piccoli e delicati di tante sfumature

Se ci fermiamo a guardare meglio possiamo notare che questi petali sono speciali, tutti diversi nella forma e nel colore eppure tutti attaccati a quel dischetto, che sembra piccino e invece riesce a sostenerli tutti

Ci sono petali che sembrano di margherite bianche, un altro sembra preso da una violetta

C’è un giro di petali che fa credere si tratti di un fiore di pulsatilla ma poi accanto c’è un petalo di fiori del melo

In un primo momento può sembrare che sia un fiore che raccoglie tutto ciò che ha vicino, a volte la natura lo fa… mischia le piante vicine, senza l’intervento della mano umana… le piante e i fiori si incontrano nell’aria e danno vita a qualcosa di nuovo, inaspettato e incantevole…

Eppure tra questi petali c’è anche quello di una rosa, quello di una peonia… persino quelli del fiore del cardo che non sembrano affatto nelle vicinanze

Col passare dei giorni quel fiorellino cresce e cambia, si mischia e raccoglie pezzi da tutto ciò che gli passa più o meno accanto…

Se ti siedi, in quel prato… in un giorno di aprile, quando l’aria rinfresca e il sole scalda la pelle…

Se ti siedi, resti in silenzio e ascolti, chiudendo gli occhi all’incanto…puoi sentire dei suoni leggeri

Se riesci a farti piccolo puoi ascoltare quello che succede

Il fiore è circondato da piccole pratoline, che lo guardano con la meraviglia e lo stupore tra le foglie…

Perché è particolare, quel fiore lì… ma a certi occhi floreali sembra quasi un mostro ed è quello che hanno raccontato alle pratoline, quel fiore non si capisce cosa sia, non va bene così com’è fatto..

Ma loro son curiose e gli stanno vicino lo stesso e alla fine chiedono come mai ha tutti quei petali diversi, da dove arrivano..

“… vedete, tutto quello che mi passa accanto e anche ciò che sento nell’aria ma che non mi tocca le foglioline, lascia un pezzo di sé dentro di me… io non so cosa farci, non so fare diversamente anzi… non voglio che sia diverso… io sono la somma di tutto quello che passa… ogni petalo è un incontro, più o meno ravvicinato con gli altri abitanti del prato… e per quanto sembra di avere il cerchio piccolo… ogni momento che passa ne spunta uno nuovo… quando sembra non ci sia più spazio… ecco che alla fine invece arriva…”

“ … e non li perdi mai i tuoi petali?..”

“… sai, capita che sento pizzicare, un dolore a volte minuscolo, a volte che mi sembra di morire… e magari un petalo inizia a staccarsi e poi cade… alcuni di loro son caduti ai piedi e dalla terra son ritornati a fare parte di me… altre volte son stati portati via dal vento… ma alla fine anche questo petalo di peonia… non arriva da qua intorno, a dire la verità non so nemmeno da dove arrivi… ma c’è e questo mi basta…”

pietre e petali….

… son tornata a casa … e pioveva forte…

l’ennesimo temporale di questo periodo… l’ennesimo vento forte e acqua che schiaccia i fiori a terra…

… e un paio di pietre, grandi e  rotolanti…

Sono belle le pietre… a modo loro sono affascinanti… ma tolgono terra e aria ai fiori più delicati… perché la bellezza è in qualche modo delicata… la si contempla… non la si può stringere tra le mani… rischi di romperla… ( così ho sentito dire…n’est pas?)… e pietre che rotolano.. rompono… inevitabilmente!

Ho le peonie coricate a terra, gli iris rovinati e le rose fradice… ma tutto resiste..

E ho qualche fiore nuovo… è questo è meraviglioso!

E quelle pietre le posso usare a fare muretti… che non dividono ma confinano… saranno utili anche loro…

IN GIARDINO….

eccomi qua…parte la bella stagione e io… piedi nudi e senza guanti mi lancio in giardino… tra i fiori, le formiche e il resto…

il mio ( com’è ovvio) è un giardino spettinato, con fiori e piante messe alla rinfusa, con poco senso per gli occhi della maggior parte delle persone che lo guardano, proprio un bel casino da vedere!

Poi, mi hanno fatto notare che è il MIO giardino, un casino ma colorato, con mille particolari da guardare, cose nascoste tra i cespugli… ed è vero… è proprio fatto come me.

Quindi ieri mi son fermata e l’ho contemplato con occhi ancora differenti rispetto ad un paio di settimane fa…

Ci sono un bel po’ di fiori, alcuni proprio belli, alcuni acquistati e altri ereditati dalla mia famiglia, portati qua dalle case di tutti gli altri… è un bel pezzo di giardino genealogico!

… e poi ci sono erbacce, o almeno cose che assomigliano ad erbacce… che non riesco ad estirpare come si dovrebbe fare ( così dicono)… ma perché non ci riesco?

Perché quando le scopro, tra le altre piante, ho sempre un po’ di timore possano essere qualcosa di bellissimo e rischierei di perdermele!

Ad una prima occhiata non sono belle da vedere… ma se col tempo tirassero fuori dei fiorellini carini come piacciono a me?

Ecco che torna, sempre troppa fiducia, troppa speranza… perché poi alcune di loro rischiano di soffocare altri fiori che per me son preziosi… allora mi arrabbio, ci litigo ( ho la capacità di litigare furiosamente con le piante…) e decido che è ora di farla finita.. ma tanto non le porto via come dovrei… perché il dubbio rimane e a volte mi frega!

Ci sono persone che sono come le erbacce del mio giardino… che non riesco a vedere veramente e profondamente come erbacce… sento che in fondo potrebbero essere delle persone meravigliose ma hanno delle maschere talmente grandi che se si potessero mangiare avremmo risolto per sempre la fame nel mondo!

E ci credo, sempre… e quindi restano intorno a me… perché sono in grado di avere delle attenzioni così delicate e particolari ( e io che nei dettagli ci sguazzo come un’anatra nel laghetto più bello…)  che sono sicura possano essere altre…. poi sanno scivolare come pietroni giù per la montagna che fanno valanghe e disastri e vittime… e io nonmelosospiegare ( o forse sì) e non ci posso credere…

Io non credo riuscirò mai a disfarmi delle erbacce tra i fiori, ma devo imparare a gestirle ed evitare che facciano male al resto… dovrei dare loro il giusto posto… e se fioriranno come piace a me… sarò sempre in tempo per spostarle più vicino al centro e ammirarle come gli altri fiori… ma se non dovessero fiorire….

Per ora rimango amaramente delusa… perché in fondo me la sono cercata! quindi un po’ mi faccio male da sola ed è vero quando una personcina deliziosa mi dice “…se decidi di amare ti assumi la responsabilità di rimanere delusa..”

Niente… tocca pigliarsi anche questa di responsabilità….

PUNTI DI VISTA

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Partiamo da un dato di fatto: sono alta un metro e poco più ( non ho detto “due mele”… non sono Memole!) e questa cosa mi porta ovviamente più vicina alla terra.

Credo sia anche per questa vicinanza che adoro la terra stessa, la sua consistenza , l’odore e anche il sapore, mi incantano le pietre, i fiori, i fili d’erba, gli insetti….

Credo, che quello che vedi e osservi nel corso degli anni, condizioni parecchio la tua personale visione del mondo, quantomeno credo sia stato così per me.

Dover guardare il mondo alzando la testa fornisce un punto di vista grazie al quale è più facile scorgere il cielo ed essendo un movimento obbligato ( alzare la testa per guardare gli altri) impari, con il tempo, che a testa china ti perdi un sacco di opportunità e girare per la vita a testa bassa come un armadillo arrotolato, non fa bene all’autostima.

“Guardare le cose dal basso”, oggi non ha per me una connotazione negativa, semplicemente è : cercare di avere una visione differente delle cose.

…dal basso guardano gli animali, esseri magnifici e spesso emotivamente più elevati dell’essere umano.

…dal basso guardano i bambini, creature libere e  immense in questo mondo.

… dal basso le cose si vedono diversamente, hanno proprio una forma diversa, paiono quasi più grandi, più affascinanti; sembra di guardare il mondo da dietro una lente come quelle dei baracconi del luna park…

E dal basso mi piace guardare… tutto quello che ho intorno.

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