di fotografia e non solo…

Mi sono iscritta ad un corso.
Un corso di fotografia.
E’ stato faticoso uscire di casa alle 20, percorrere questi 50 chilometri e rientrare dopo mezzanotte.
E’ stato faticoso ma ne è valsa la pena.
Si sta per concludere e mi dispiace.
Tra le altre cose, mi dispiace perché è stata la prima volta, dopo anni, che ho fatto qualcosa per me, per il mio tempo, il mio personale mondo e modo d’essere. E mi mancherà uscire di casa, con regolarità, per me stessa.

Ma resta incollato quello che ho imparato, che ho capito.

Ho imparato cosa vuol dire comporre un’immagine. Scegliere il soggetto e decidere dove collocarlo, per dargli la giusta importanza.
Ho imparato che lo stesso paesaggio, lo stesso particolare, cambiano in base a chi sei, come sei e dove ti metti. Anche quando sembrano uguali in realtà non lo sono.
Ho imparato ad accogliere la luce, anche quando fa bruciare gli occhi: quello sforzo può dare risultati meravigliosi e interessanti.
Ho imparato che quando uno scatto non è come vorresti, puoi modificarlo e lavorarci, tentando di arrivare a quello che volevi dire in realtà. Che tornare sulle cose in un secondo momento vuol dire guardarle con occhi nuovi e dare loro una vita differente e non necessariamente prendersi gioco di chi guarda, che quello che ne viene fuori è sempre un tuo, personale, modo di osservare il mondo.

Ho imparato che si può andare in mezzo a gente sconosciuta senza perdere il fiato, o comunque senza sentirsi fuori luogo, forse anche perché te lo sei scelto, quel luogo.

Ho imparato ( anche se già lo sapevo) che sono una fottuta impaziente, che troppo spesso mi muovo con la smania di fare, quando basta fermarsi, respirare e attendere e se lo scatto giusto per te deve arrivare, arriverà.

Altrimenti pazienza o meglio ancora…. Sticazzi.

 

Mi piace sparpagliare le cose e condividere quello che trovo… e in questo tempo ho trovato un scuola e un prof, davvero niente male. Date un’occhiata e ditemi se non ho ragione!

http://www.centrovisual.it/corsi-fotografia-torino

https://www.facebook.com/davidegig

 

 

 

 

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Buona la prima…

 

Di quando riesci a non bruciare niente delle cose che hai sul fuoco e tutte quante son commestibili ( per fortuna ho un Mini con papille gustative semplici).

Di quando sei in ritardo e al primo colpo di spazzola i capelli son decenti ( ho imparato a non puntare al meraviglioso).

Di quando hai un disegno nella testa e quando l’hai finito è proprio come lo immaginavi, o comunque ti soddisfa.

Di quelle volte che le parole escono perfette, nella forma e nel contesto.

Quelle rare situazioni, al limite del miracolo, della magia, dell’impossibile e dell’ incredibile.

Dopo scene del genere tendo a immaginare una squadra intera di cheerlader che saltellando scandiscono il mio nome, con unicorni danzanti a far da cornice e fiori canterini che fanno il coro con la mia canzone preferita del momento. Perché se un momento del genere prende vita a questo punto anche unicorni, fiori canterini, babbodinatale, l’uomoperfetto, la donnachenonrompeicoglioni e altre creature fantastiche e considerate immaginarie si possono trovare!

Lo so, è follia.

Esattamente come dire la cosa giusta nel momento giusto, con i tempi giusti e soprattutto restando composta e tranquilla subito dopo.

Quindi?

Per fare la cosa giusta al momento giusto non basta essere bravi ma ci vuole anche una gran bella botta di culo.

Ma io che “botte di culo solo se cado” (cit.) devo puntare ad altro.

Allora son diventata amica, non per la pelle sia chiaro, dei tentativi, del “vediamo come va”, della lentezza ( non calma che son due cose differenti) osservando quello che ho di fronte. Ho iniziato a prendere per mano l’azzardo di parole nuove, quando starei zitta e di silenzio quando le labbra non vogliono fermarsi. Sto imparando a fare in modo un po’diverso.  Ad azzardare colpi di matita e pennarello. Magari non va come lo immaginavo ma a volte il risultato è piacevolmente inaspettato.

Altre volte invece questo azzardo non paga, il disastro è praticamente annunciato ma se non tenti non lo saprai mai con certezza e preferisco avere la certezza dell’errore piuttosto che il dubbio del ” se funzionava?”.

Sto imparando a non provare vergogna per gli errori fatti.

Sto imparando che non si migliora se non si prova e se c’è l’errore…

…ho imparato la modalità sticazzi che aiuta sempre.

Perché quello che si può vedere da fuori è in qualche modo sempre una costruzione fatta per tentativi, non sempre quello che si osserva è il frutto di un miracolo. Spesso ci sono stati errori prima, alcuni minuscoli, altri grossolani. E allora li guardo in faccia, dritto negli occhi, raccolgo quello di buono che è stato fatto e quello che invece non va, lo rimodello per la prossima volta.

 

” Cronaca di un errore e della parte che salverei”