la piccola lavanderina…

“TUM- TUTUM-UFF-TUM-TUTUM… UFF…UFF… TUM…”
… Con piedi nudi e leggeri attraversa il salotto
le mani, piccole e rovinate da continui rosicchiamenti, sorreggono un cesto di legno intrecciato, per lei enorme, carico di panni bagnati e pesanti..
Il gonnellone a quadri bianchi e marroni ondeggia, come un abito d’altri tempi, disegnando onde di cotone all’altezza dei polpacci
Dalla tasca del grembiule, mollette di legno colorato fanno capolino, come folletti in attesa di fare il loro lavoro, si agitano felici e ansiose rischiando di fuoriuscire e cadere sul pavimento in ceramica opaca…
” TUM- TUTUM-TU-TUTUM…”
Appoggia il cesto ad un fianco, piegando un po’ le ginocchia per fare meglio presa, liberare una mano e aprire la porta, che una volta superata trascina dietro di sé agganciandola col piede in
un attimo di equilibrismo, in bilico come sempre tra mondi apparentemente lontani e differenti
Il cesto rischia di scivolarle, ma con un scatto veloce si rimette dritta e sicura sui due piedi,
con occhi dolci osserva l’interno, sospira e pensa “Fiu… menomale!”
“TU-TUTUM-TU-TUTUTUM!!!- TUTUM-TUTUM-TUTUM-TUTUM!!!”
E’ una sera tiepida di luglio, in questa parte di mondo che gioca a nascondino con le stagioni, deludendo, in egual misura e con le medesime tempistiche, chi vorrebbe un’estate da tropici, così come chi vivrebbe in un autunno perenne
L’arietta che si alza dal campo vicino porta odore di terra calda, di sottobosco, di serenità e malinconia, di lavanda e sospiri…
Con passo leggero e lento, come un tango inventato accarezzando il cortile scaldato dal sole, raggiunge il fondo del giardino, dove tra un carpino nero e un olmo c’è un filo azzurro, di gomma, come quelli delle sdraio di una volta, che a coricarcisi ti restava la pelle a righe
Il filo è annodato ai rami più bassi, l’ha fatto apposta: la vita è già complicata di suo bisogna renderla leggera, almeno nelle piccole cose; certo a quell’altezza non può stendere le lenzuola, toccherebbero la terra e sarebbero a portata di zampa felina e poi… quel filo… non deve sostenere lenzuola… è lì per altro…
Appoggia il cestone su un vecchio tronco, messo lì per tenere un po’ più in alto il carico e per arredare meglio il suo angolo da sospiro…
Le mollette scappano dalla tasca e risalgono il tronco del carpino nero, saltellano tra le foglie, ridono e si nascondono tra i frutti, che paiono fiori secchi fatti a grappolo, così leggeri e delicati
” Dài ragazze, un po’ di contegno… ci vuole un po’ di calma, non fate tutto questo chiasso…”.. e loro si buttano sul filo, come soldatini sorridenti e burloni.
Infila le mani nel cesto, con delicatezza tira fuori il primo panno, piano “TU-TUTUM…TU-TUTUM..”
” schhhh… è tutto ok… andrà meglio”… con le mani accarezza quella che sembra una grossa maglia rossa e arrotolata su se stessa a causa della forte centrifuga, ne prende un lembo, lo appoggia al filo… e la prima molletta della fila scivola, felice, si apre e …TIC!
“TUTUTUTUM!…TUTU-TUTUTUM…”
 Avanti così, fino a svuotare completamente il cesto rimpiendo il filo, tra sospiri, carezze, parole dolci e anche qualche piccolo rimprovero…
…. perché a volte, le macchie sui cuori, le persone se le vanno anche un po’ a cercare…
piccola lavanderina