Come un pesce fuor d’acqua

“Ogni tanto sembri camminare sui vetri.

Ti muovi con la lentezza di chi ad ogni passo si chiede se è quello corretto o cosa ci potrà mai essere dietro l’angolo ad aspettare.

Sembra tu abbia paura di ferire.

O di ferirti.

Di sbagliare o venir fraintesa. ”

” in realtà, più che altro, mi sento come uno di quei pesciolini che si rintanano tra le rocce appena arriva qualcuno.

Poi mi ricordo che non so nuotare.

Allora esco di botto.

Ed è lì che mi sento semplicemente…

… Come un pesce fuor d’acqua. “

 

pensieri sparsi, tra la primavera e l’estate, tra il pomeriggio e la sera…

 

A piedi nudi, nel giardino,

in bilico tra le mattonelle che si confondono con i fiori
che fanno strada e si nascondono, per poi rispuntare dietro al cespuglio di anemoni
Cammina a braccia ad ali per tenere l’equilibrio
e sorride
Attenta a non pestare la vita ma a fluttuarle accanto
sente il profumo delle foglie,
dei petali colorati, della lavanda e dell’ akebia
Si punge il dito con le spine della rosa,
sapore di ferro sulle labbra
Si riempie i polmoni del profumo della peonia
si lascia accarezzare le gambe dai fiordalisi
Toglie un’erbaccia che soffoca la margherita della nonna
e lascia quel fiore che non si sa cosa sia, che cresce solitario nel punto in cui non c’è ancora nulla
Si china ad osservare una lumachina
che lenta e sicura sale sulla damigiana riempita di pigne
Un venticello improvviso mischia i profumi di tutto ciò che c’è
di fiori e terra, umido e pietre asciutte, legno e spine
chiude gli occhi, guardandosi dentro
… e sorride…
Si affaccia alla finestra
osserva le nuvole bianche cambiare forma
guarda i palazzi della città, fermi come alberi urbani
Sul davanzale, dal vaso rosso brillante esce profumo di menta e origano
Sorseggia, chiudendo gli occhi, una birra fresca
mentre tra le mani tiene una sigaretta
In questo punto del mondo la primavera è già diventata estate
l’aria tiepida porta profumi che litigano e si confondono
il verde sopravvissuto al cemento e l’asfalto non sono mai stati così uniti
si mischiano con il vaso di viole della vicina di balcone
Tutti insieme entrano dal viso, allargando mente e cuore in un attimo da sogno
Un pensiero, leggero come piuma, attraversa gli occhi e la mente
Nulla più che un’immagine
nient’altro che un forse, un chissà…
In una piazzetta del centro storico, tra palazzi color pietra e balconi di legno,
sotto un porticato sorretto da un glicine in fiore,
un tavolino di ferro, leggermente traballante,
due sedie, appena spostate
Sul tavolo c’è una candela, adagiata in un barattolo di vetro, di quelli dipinti in casa, di rosso e di blu
la sua piccola luce illumina dolcemente due bicchieri svuotati, un posacenere e piattini vuoti
segni  di un buon tempo trascorso
L’aria è fresca, quel fresco di fine estate
Accanto alla porta d’ingresso, un vecchio catino di legno abbraccia una pianta di lavanda, proprio vicino al glicine…
e il profumo di lei si mischia a quello di lui…
chissà…
magari…
….
… mi piacciono le immagini, i disegni e le fotografie…
vorrei saper scrivere racconti, invece no…
allora scrivo fotografie… sperando di riuscire a fare qualcosa di sensato…