giocare a nascondino

Con la testa che va veloce, in bilico tra lo stare e l’andare,
I pensieri si fanno bufera, impossibili da fermare e decifrare. Devi acchiapparli come fossero farfalle o bolle di sapone, facendo attenzione a non rovinarli.
Tutto questo frullare cambia il senso del mondo intorno.
Come una primavera travestita da autunno.
Come un bambino che si finge demone.
Ci sono la gioia e la malinconia, l’allegria e il groppo in gola.
Come ballerine di tip tap, le emozioni battono un tempo sconnesso tra le tempie e le mani, si mischiano e confondono.
Allora ti muovi al passo e per non inciampare cambi modo, trasformi il tuo camminare.
Nascondi la faccia, tra spine e petali, tra corteccia e nodi, foglie e fili d’erba.
E continui a immaginare un luogo che sia il tuo.

diversi modi, diversi obiettivi, diversi risultati… a ognuno il suo.

 

Ho già scritto un paio di volte sul mio piccolo giardino e ancora una volta, proprio in questi giorni mi sono ritrovata ad osservarlo.

Mi rendo conto che per quanto sia un casino alla vista, mal gestito e all’apparenza poco curato, resta per me fonte di numerosi pensieri, associazioni…

Perché davvero quello che sta fuori riflette, in qualche modo qualcosa dell’interno…

C’è chi organizza meravigliosamente, con grande cura e ampio anticipo quello che vuole venga fuori dal proprio pezzo di terra e si muove alla ricerca delle piante e dei fuori che interessano, scegliendo con cura quelle che stanno bene insieme, quelle che fioriranno prima e quelle tardive, le sempreverdi e le stagionali, i colori dei fiori e così via…

C’è invece chi pianta in terra quello che trova, anche nei campi vicini o lungo i viali di una città se è il caso; il giardino cresce col passare del tempo e con quello prende forma, magari ci vorranno degli anni prima di vederne i risultati e per tempo quel pezzo di terra apparirà un’accozzaglia di foglie e fiori messi alla rinfusa, ci saranno anche semi portati dal vento, quelli che spariranno in inverno, lasciando buchi per poi riapparire al primo accenno di calore primaverile.

C’è chi appassito un fiore corre al negozio a comprarne di nuovi, magari dureranno giusto il tempo della fioritura e verranno estirpati in breve tempo.

C’è chi tiene ogni bulbo, ogni ramoscello, erbaccia e fogliolina che cresce, anche quando sembra stia passando a miglior vita, solo per l’abitudine alla speranza.

C’è chi con regolarità dedica del tempo al giardino, sfoltendo le erbacce, spostando piante e fiori dando loro nuovo spazio, tagliando l’erba che cresca verde e brillante e tutta uguale.

Poi c’è chi se ne prende cura ma con i suoi tempi, a volte le erbacce crescono a dismisura ma son sempre verdi e in qualche modo sembrano avere la loro utilità…

 

Cosa cerchi, mamma?

Cerco un sogno che duri più di un soffio.

Un pensiero che si faccia bolla e voli via leggero.

Una stretta di braccia che sia calore e non convenienza.

Un sorriso sincero e uno sguardo voluto.

La pazienza, che a volte si perde sul fondo della borsa.

E la gentilezza, che spesso è incastrata tra i denti e si fa vedere come l’insalata mangiata di corsa.

Una festa senza comando.

Un risveglio lento e pacato

e un addormentarsi fluttuante, spumoso come il bianco d’uovo montato a neve.

Cerco la calma dei giorni di pioggia.

Un riparo dopo una corsa al freddo.

E cerco il ricordo di questo cercare

Nel tentativo di dare un senso alle parole e ai tratti di matita…