A guardare il giardino…

C’è un mondo nascosto,

di pensieri dagli occhi grandi e capelli scombinati come i petali a metà tra il chiuso e l’aperto.

C’è uno sguardo sorridente in un angolo della testa,

che va a braccetto con un po’ di stupore misto a malinconia.

A volte si nasconde, si accuccia.

Altre esce e si fa vedere.

Oggi è uno di quei giorni fortunati.

Quando fuori c’è il sole ma poi ti congeli i piedi e non riesci a camminare…

Ci sono un mucchio di cose di cui vorrei scrivere ma proprio non riesco a  trovare parole sensate…

Ci sono così tante cose in questa testa bislacca che non riesco ad afferrarle.

C’è la stanchezza di questo periodo, perché le feste sotto questo pezzetto di cielo non sono affatto spensierate e ovviamente allegre… anche se tutto sommato pensavo peggio quindi

… ALE’!…

C’è la malinconia per le persone lontane che non sono riuscita a incontrare, per quelle che non incontrerò più e quelle che probabilmente non incontrerò mai.

C’è la gioia e l’allegria per l’incontro con chi, nonostante la distanza, s’è avvicinato e ha fatto parte del mio mondo per qualche giorno e s’è rivelato la magnifica persona che mi aspettavo.

Il sorriso delle serate a cantare, a sparare cazzate, a prendersi in giro, a raccontarsi e a  ridere, ancora e ancora.

La faccia arcobaleno nel vederlo tornare a casa ma avere la certezza di averlo in tasca.

E tante altre, sensazioni e cose da dire ma non so come fare…

Ah!… ho anche disegnato…

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una parte leggera… una parte pesante…

Un cuore grigio, di fumo e nebbia

che non vede e non sente

porta gli occhi verso i piedi fermi

porta le dita alla bocca

nel tentativo inutile di strappar pellicine come veli che nascondono l’incanto…

Un cuore tondo e luminoso

che spinge la testa all’insù a guardar nuvole

che porta pensieri colorati nelle stanze chiuse

Un cuore pesante che ferma sogni di zucchero

li tiene negli occhi e non li fa andare nel mondo dell’altrove

… ci vuole un cuore leggero… per volare verso un chissà

guardare il mondo da una nuvola e vederlo per quello che è…

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parole poche ma rullino sempre in macchina…

Come al solito è in anticipo. Appoggiata al muro osserva il tabellone dei treni in arrivo, per capire quale binario guardare. Resta in disparte, guarda quella via di ferro in attesa, come sempre, per qualsiasi cosa. Si guarda la punta delle scarpe, a fiori, che si cercano come a parlare, come a commentare tra loro, silenziosamente, sull’idiozia che le comanda e le ha portate fino a qui. Gli occhi si spostano nervosamente tra il davanti e l’insù, a cercare un appiglio, un pensiero che vola… “PLIN!PLON!”… Una voce improvvisa annuncia l’arrivo del treno, si sposta al binario  indicato, restando dietro ad un gruppetto di persone , che si ammassa come volesse correre incontro alla macchina, tanta è l’impazienza. Il fiato si blocca, prende il telefono, chiedendo supporto a voci lontane ” cosa sto facendo?… perché sono qua?… ma sarò impazzita?”. L’istinto la porta a spostare il corpo, mettendosi di lato, un piede in avanti e l’altro verso la via del ritorno, pronta a scappare via. Il treno arriva, la gente scende, le scarta con lo sguardo come si fa con le carte in mano. Riconosce, senza averla mai vista, la camminata… e corre…

Un muretto, di pietra e cemento. Tra le crepe create dal tempo escono fiori minuscoli, viola e bianchi, grandi una capocchia di spillo. crescono nonostante il caldo e l’assenza di acqua costante, le foglioline si attaccano alla pietra, si allungano come mani bambine e ondeggiano a questo vento di aprile come a fare “ciao ciao” ad ogni passaggio di vita. Una lucertola corre sul muretto con zampe veloci e muso sorridente, come alla ricerca felice di un tesoro. Arriva a passo lento e sereno, con musica nelle orecchie, macchina fotografica al collo. Raccoglie un filo d’erba e se lo mette tra le labbra. Le piace il sapore del verde tra i denti, è aspro ma sa di cose facili. Si appoggia a quella strada rialzata, con i piedi a penzoloni, dando la schiena alla strada e regalando agli occhi quelle colline, così fresche e soleggiate. Chiudendo gli occhi trasforma i pensieri in nuvole bianche e soffici, sospira, raccoglie il fiato e risoffiandolo fuori sposta quelle nuvole… e il cielo torna azzurro.

Passeggiano, di fianco ma non troppo vicini. Dalla panchina di legno, nel parco ai piedi di questa collina di città, li guardo chiacchierare e sorridere. Lei gesticola e ride, l’energia che esce dalle mani e dai piedi nasconde tutta l’emozione che solo a guardare bene gli occhi si può immaginare. Lui le passeggia accanto, sposta gli occhi dal viso di lei alla strada, che non conosce e non sapendo dove andare si lascia trasportare dai passi agitati di lei. Si fermano ad osservare il fiume. In silenzio, gli occhi altrove, persi tra un “chissà” e un “anche no”, riprendono fiato e la strada del ritorno.

Un pensiero a forma di nuvola, un sospiro a forma di fiore, una lacrima a forma di foglia, passi che diventano arrivo, mani che si fanno partenza e fiume che si fa tempo…

Una notte qualsiasi, una finestra qualsiasi, una luce di candela e una di lampada. Una testa china su un tavolino basso, tra le mani un pennello, nell’aria colori. Una musica leggera fa muovere impercettibilmente le labbra e nascere fiori in quella stanza…

 

 

la piccola lavanderina…

“TUM- TUTUM-UFF-TUM-TUTUM… UFF…UFF… TUM…”
… Con piedi nudi e leggeri attraversa il salotto
le mani, piccole e rovinate da continui rosicchiamenti, sorreggono un cesto di legno intrecciato, per lei enorme, carico di panni bagnati e pesanti..
Il gonnellone a quadri bianchi e marroni ondeggia, come un abito d’altri tempi, disegnando onde di cotone all’altezza dei polpacci
Dalla tasca del grembiule, mollette di legno colorato fanno capolino, come folletti in attesa di fare il loro lavoro, si agitano felici e ansiose rischiando di fuoriuscire e cadere sul pavimento in ceramica opaca…
” TUM- TUTUM-TU-TUTUM…”
Appoggia il cesto ad un fianco, piegando un po’ le ginocchia per fare meglio presa, liberare una mano e aprire la porta, che una volta superata trascina dietro di sé agganciandola col piede in
un attimo di equilibrismo, in bilico come sempre tra mondi apparentemente lontani e differenti
Il cesto rischia di scivolarle, ma con un scatto veloce si rimette dritta e sicura sui due piedi,
con occhi dolci osserva l’interno, sospira e pensa “Fiu… menomale!”
“TU-TUTUM-TU-TUTUTUM!!!- TUTUM-TUTUM-TUTUM-TUTUM!!!”
E’ una sera tiepida di luglio, in questa parte di mondo che gioca a nascondino con le stagioni, deludendo, in egual misura e con le medesime tempistiche, chi vorrebbe un’estate da tropici, così come chi vivrebbe in un autunno perenne
L’arietta che si alza dal campo vicino porta odore di terra calda, di sottobosco, di serenità e malinconia, di lavanda e sospiri…
Con passo leggero e lento, come un tango inventato accarezzando il cortile scaldato dal sole, raggiunge il fondo del giardino, dove tra un carpino nero e un olmo c’è un filo azzurro, di gomma, come quelli delle sdraio di una volta, che a coricarcisi ti restava la pelle a righe
Il filo è annodato ai rami più bassi, l’ha fatto apposta: la vita è già complicata di suo bisogna renderla leggera, almeno nelle piccole cose; certo a quell’altezza non può stendere le lenzuola, toccherebbero la terra e sarebbero a portata di zampa felina e poi… quel filo… non deve sostenere lenzuola… è lì per altro…
Appoggia il cestone su un vecchio tronco, messo lì per tenere un po’ più in alto il carico e per arredare meglio il suo angolo da sospiro…
Le mollette scappano dalla tasca e risalgono il tronco del carpino nero, saltellano tra le foglie, ridono e si nascondono tra i frutti, che paiono fiori secchi fatti a grappolo, così leggeri e delicati
” Dài ragazze, un po’ di contegno… ci vuole un po’ di calma, non fate tutto questo chiasso…”.. e loro si buttano sul filo, come soldatini sorridenti e burloni.
Infila le mani nel cesto, con delicatezza tira fuori il primo panno, piano “TU-TUTUM…TU-TUTUM..”
” schhhh… è tutto ok… andrà meglio”… con le mani accarezza quella che sembra una grossa maglia rossa e arrotolata su se stessa a causa della forte centrifuga, ne prende un lembo, lo appoggia al filo… e la prima molletta della fila scivola, felice, si apre e …TIC!
“TUTUTUTUM!…TUTU-TUTUTUM…”
 Avanti così, fino a svuotare completamente il cesto rimpiendo il filo, tra sospiri, carezze, parole dolci e anche qualche piccolo rimprovero…
…. perché a volte, le macchie sui cuori, le persone se le vanno anche un po’ a cercare…
piccola lavanderina

spinta verso l’alto…

 

Ieri sono andata dall’osteopata per dare un’occhiata alla mia costola fluttuante, che più che fluttuare fa salti carpiati…

Le mie ossa si spostano, l’ho già detto, me ne accorgo subito… iniziano giorni in cui mi sento compressa, schiacciata… messa storta

Io so che tutto questo movimento non è solamente una questione meccanica ( sballata e contorta) ma c’è dell’altro

Mi rendo conto che le spalle, soprattutto la destra, si spostano in avanti, quasi a chiudere, a chiudersi, in un abbraccio solitario…

So che le anche si fanno dolorose quando insisto a  camminare per strade che non sono mie o che comunque non mi fanno stare tranquilla

Mi accorgo che la costola se ne esce per strade traverse quando tutto lo sterno si comprime, quasi non avesse lo spazio per stare dove dovrebbe/vorrebbe

Ieri ho scoperto che la mia colonna vertebrale non si sposta un pochino… si arrotola! Si avvita come quando prendi un filo di lana, lo arrotoli e arrivi ad un certo punto in cui se avvicini le due estremità questo si richiude su di sé…. Diminuendo l’aria che ci passa all’ interno…

Questo accade alla mia schiena, in genere quando il cuore pizzica… quasi a contenerlo magari a proteggerlo…

In ogni caso ieri le mie ossa hanno crocchiato come quando si schiaccia il pluribol tra le dita e son tornata a casa slanciata che nemmeno Claudiashiffer!! (Anche Mini dice lo stesso e di lui mi fido ciecamente…)

Finalmente il metro e cinquantacinque ( scritto in lettere pare più grande, come numero…) dichiarato sulla carta d’identità è reale… e da questa grande altezza ho ritrovato quella parte più sorridente e divertita che ho… che si nasconde ma a volte fa capolino… e più o meno è fatta così :

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… ogni tanto dipingo…

… che belli i colori…

Che belle le sfumature che ogni singolo colore può produrre…

… mi piace disegnare e dipingere e ogni tanto micimetto e paciocco

Divento matta per i pennarelli, per i colori così vivaci e carichi di allegria… a prescindere, con i pennarelli i disegni sono immediatamente forti ed energici, come i pensieri bambini…

Adoro il profumo delle matite colorate e il tratto leggero che possono lasciare sul foglio… con le matite colorate puoi partire da un segno fine e appena percettibile, poi poco per volta aggiungere spessore al colore, calcando la mano… fare strati sempre più scuri… cambiare tonalità col passare del tempo… inoltre se le temperi bene puoi aggiungere particolari anche minuscoli e rendere il tutto estremamente preciso, se vuoi…

… le matite colorate sono come fili di lana, sono come il respiro in un giorno d’estate…

Poi ci sono le tempere, gli acrilici e i colori a olio… ma quelli, ecco… non li so gestire tanto bene… per me sono ancora troppo “ decisivi”… coprono molto e per me che non sono molto brava, non danno grande margine di errore… e a me quel margine serve come l’aria che respiro… tuttavia hanno un’energia indescrivibile e coinvolgente… come un buon bicchiere di vino rosso… sono esplosivi, come una bella cena in compagnia, piena di risate e tempo buono…

Di tutti i colori, quelli che più sento miei e in qualche modo mi rappresentano sono gli acquerelli… mi ci perdo proprio…

Quando il pennello scorre sul foglio e lascia un velo leggero leggero… come vetro colorato… vedi comunque cosa c’è sotto..

Quando aspetto che l’acqua si asciughi per il tempo necessario per fare un secondo strato…

Quando quell’acqua non è asciutta come dovrebbe e a contatto con la nuova pennellata, il colore si allarga come una macchia…

Quando passo un pezzo di carta per togliere il colore e l’acqua in più e anche quel gesto disegna…

Quando sporchi il foglio di cera e il colore in quei punti non prende… regalando sfumature magiche…

Quando il piacere non è altro che fare strati di colore e vedere come si completano senza trasformarsi del tutto… vedere come si mischiano senza perdere la loro particolarità…

Quando mischio i colori tra loro direttamente sulle pastiglie colorate, sporcandole le une con le altre…

… nessun colore è quello all’origine, ogni altro colore si unisce ad esso e ne crea di nuovi… e così rimane, da sempre…

La mia scatola degli acquerelli è sempre la stessa, da quando ho iniziato ad usarli, al liceo…  i vari mescolamenti si vedono tutti quanti… e io a volte la prendo in mano anche solo per guardarla…

… gli acquerelli, come pensieri confusi ma colorati, leggeri ma deliziosi… con calma, pazienza e tutti i colori possibili… trasformare il foglio che ho in mano… cosa ne uscirà?… chennesò… mi piace disegnare… ma difficilmente so in anticipo cosa ne viene fuori… 😀