Di fuoco e acqua, vento e rabbia

Fuoco che scalda,
nelle notti d’inverno.
Fuoco che cuoce
cibo per animi affamati.
Fuoco di passione
che unisce chi perdendosi s’incontra.
Acqua che disseta
bocche accaldate.
Acqua che lava
un mondo sporco.
Acqua che culla con il suo ondeggiare
corpi bisognosi di calma.
Vento che muove foglie e semi
portando in giro la vita
Vento che gonfia le vele
per continuare il cammino
Vento che scompiglia capelli
e smuove idee nuove.
Come una danza sinuosa
gli elementi si combinano
e per magia tutto scorre,
si genera e rigenera.

e poi
arriva l’uomo.

 

Non ho foto per farvi vedere cosa sta succedendo in queste valli, ma se su internet cercate “Valle di Susa/Piemonte/incendi” potete vedere l’entità dell’idiozia umana, questa non è la prima e temo non sarà nemmeno l’ultima idiozia che siamo in grado di fare.

L’essere umano è molto “essere” e poco “umano”.

Sete e paura

Ha sempre avuto una gran sete.
Beveva l’acqua in bicchieri grandi e pur di non avanzarla la finiva in sorsi enormi.
Ha bevuto anche acqua stantia, pur di dissetarsi.
Un giorno l’ultimo sorso ha sbagliato strada.
La gola ha iniziato a gridare di dolore, come avesse ingerito dei pezzi di vetro.

La tosse le ha tolto il fiato e, anche se per un minuscolo momento, ha pensato di morire.
Dalla gola l’acqua è scesa giù, s’è bloccata in petto, come uno spillone rovente, come se avesse incontrato un macigno a sbarrare la strada, allora ha fatto inversione ed è risalita su, fino agli occhi.
Gli si sono gonfiati al punto di mettersi a buttare fuori quell’acqua storta.
Il tutto è durato non più di un minuto.
Se si ferma a pensare, quel dolore è ancora chiaro nella mente, negli occhi, nella gola e nel petto.
Da quel giorno ha cambiato i bicchieri di casa, ora ne ha di piccoli, come quelli da osteria, non contengono più di una sorsata da bambino alla volta.
Continua ad avere sete, sempre.
Versa l’acqua nel bicchiere ma…
Immagina fiumi.
E laghi.
Immagina il mare, che teme ma la affascina.
Immagina e sogna l’acqua, fresca e ristoratrice.

Immagina e sogna.
Ha sempre sete.
E ha paura di strozzarsi di nuovo.

… è un disegno già postato qui ma oggi m’è passato tra le mani e mi piaceva rimetterlo qua…

con le mani in pasta…

 

Tempo fa ho trovato una ricetta per fare le brioche in casa, l’ho provata e devo dire che non è andata tanto male, da perfezionare ma come prima prova… tante pacche sulle spalle a me.

Quindici giorni fa ho tentato di nuovo l’impresa : farina, burro, uova… impasta, impasta..

Mani che affondano nella pasta, dita che premono, consistenza che cambia e ancora schiaccia, premi, stringi.

Ho impastato fino alla giusta consistenza per poi lasciare lievitare e stendere a mattarello…

Ma non riuscivo a lavorarla, non riuscivo a stenderla, eppure è una parte abbastanza semplice ma… niente di niente. Ho preso con rabbia l’impasto, aperto il bidone e buttato via tutto. Mi sono coricata sul divano e mi sono abbandonata a quel fastidio da denti stretti.

Credo fosse un po’ quello il punto: ero arrabbiata, non volevo fare altro che sfogarmi, stringere e prendere a calci quell’impasto come fossero culi altrui e le mie brioche sono andate a farsi benedire, si saranno giustamente offese.

Ho tentato con quel “fare” di dare appagamento ad un bisogno, di sfogare rabbia e fastidio. Non me ne fregava nulla di riuscire a fare qualcosa ma far passare il momento. Questo mi ha fregata: i bisogni fanno male, sono mancanze, fanno arrabbiare e portano a chiedersi “perché io no e altri sì?”.

Questo sabato, con un Mini che correva in cortile, dietro a mostri intergalattici e palloni da grandi campionati interstellari, ho provato il desiderio di fare qualcosa di stuzzicante per la nostra cena insieme.

Farina, sale, lievito, acqua… girare con la forchetta e successivamente affondare le mani , piega, tira e spingi, affonda ed esci, massaggia e stringi… ridere del fastidio della settimana precedente, spalle rilassate e bocca a sorriso, niente denti stretti… era un desiderio, nessun bisogno da colmare.

Lasciare riposare il tutto sul piano della stufa, trascorrere quell’attesa con calma e attenzione, verso ciò che vorrei ma soprattutto ciò che ho. Riprendere il tutto e ricominciare a lavorare quel desiderio, con calma pazienza e attenzione.

Alla fine ho fatto la pizza, il pane e la focaccia.

Non era nulla di eccellente ma la “prova Mini” è stata brillantemente superata.

Questo mio desiderio di far qualcosa di buono s’è avverato.

Per gli altri?

Si attende con calma e pazienza, senza dimenticare chi sono e cosa voglio.

… immersione…

Luce leggera della lampada, acqua che scorre nella vasca e profumo di pulito

Si immerge chiudendo gli occhi

Ha bisogno di caldo, di perdere un po’ il respiro, in questi giorni dal suono distorto

Ascolta note che passano dalle orecchie agli occhi, portando le mani in faccia

Pensieri raggomitolati si fermano alla gola, tempo passato fa capriole come le gocce d’acqua che scendono dal rubinetto

Si lascia scivolare fino ad essere sommersa

L’acqua confonde suoni e sentori  e resta lì…

Tutto è leggero e semplice

Per un momento, tutto sembra facile…

leave me out with the waste
this is not what i do
it’s the wrong kind of place
to be thinking of you
it’s the wrong time for somebody new
it’s a small crime and i got no excuse…

and is that alright, yeah?
i give my gun away when it’s loaded
is that alright, yeah?
if you don’t shoot it how am i supposed to hold it?
is that alright, yeah?
i give my gun away when it’s loaded
is that alright, yeah… with you?

leave me out with the waste
this is not what i do
it’s the wrong kind of place
to be cheating on you
it’s the wrong time she’s pulling me through
it’s a small crime and i got no excuse

and is that alright, yeah?
if i give my gun away when it’s loaded
is that alright, yeah?
if you don’t shoot it how am i supposed to hold it?
is that alright, yeah?
i give my gun away when it’s loaded
is that alright?
is that alright with you?

no…

primi caldi…

Lo zucchero quando cade sul pavimento

non lo addolcisce e resta lì, cibo per formiche,

fino a quando un colpo di spugna lo raccoglie e lo butta nello scarico del lavandino…

Come terra troppo arida per essere ammorbidita da una pioggerellina fine.

A lanciare l’immondizia nel bidone, senza preoccuparti che sia aperto

rischi di avere colonie di mosche che ronzano e infastidiscono

Ogni cosa ha la sua dose di importanza e perfezione

ma nell’acqua della pasta ci vuole il sale e non lo zucchero

e i colori a olio non li stendi se usi l’acqua…

Ogni ingrediente è prezioso ma non è detto che abbiano sempre senso messi vicini…

 

… confusione…

Come l’acqua con lo zucchero…

È buona, buona, buonerrima…

….

Ma se qualcuno per scherzo ci mette dentro un cucchiaino di aceto bianco…

Tu non lo vedi e te ne accorgi solo quando assaggi…

E rimani infastidita dal sapore, è disgustoso eppure senti anche lo zucchero…

Acqua, zucchero e aceto si sono mischiati, senti che ci sono tutti ma non riesci a dividerli…

Ho splendidi pensieri leggeri e freschi come l’acqua…

E zuccherosi di quelli che fanno sorridere…

… e quel dannato cucchiaino di aceto!

per fortuna almeno gli ingredienti li ho beccati…

😀

ACQUA ACQUA ACQUA…

 

inizia il caldo…

si sta all’aperto e il corpo perde particelle acquifere in un battibaleno…

se poi ti tocca correre dietro ad un cavaliere jedi che ogni giorno salva l’universo interno da ogni mostro… allora lì il tuo bisogno di reinserire succo della terra nel corpo… si fa inesauribile…

Ma a volte… ci sono momenti in cui hai sete anche a stare ferma, anche al fresco del portico…

Non ti sei mossa e hai sete..

Di quella sete che la bocca si chiude, che gli occhi non sanno più guardare…

Quella sete che ti fa pensare di non avere più nulla da dire/fare/baciare/lettera/testamento

Quella sete che se riempi troppo il bicchiere va a finire che ti sbrodoli…

Quella sete che quando pensi di placarla, lo fai con talmente tanta ingordigia che l’acqua non va giù per strada fatta per lei…. ma prende i polmoni e fa mancare il fiato….

E ti attacchi al rubinetto, e non è mai abbastanza… e più ti riempi i polmoni più non riesci a  smettere… e sai bene che ti fai del male, che così non va… quello non è il modo giusto… allora di colpo smetti… e calmi tutto..

E vai avanti così…

a zigzagare tra le mani secche dal caldo e i polmoni invasi….

… e gli occhi…. quelli non ne hanno veramente mai abbastanza…

quotidianamente…

“..MamaaaAAAAAA!!!!…”

” Checc’è Mini?… ti pare che devi urlare così?…”

” Ho sete…”

” … quindi?… che vuoi da me?… c’ho messo una vita a farti… t’ho fatto con tutti i pezzi al loro posto… son sicura, guarda: hai due manine attaccate alle braccia… ti pare?…”

“.. si, ma poi se la metto io, dici che ne metto troppa…”

” ok… dai, prendi un bicchiere… tieni… bevi piano che poi diventi rosso e ti escono gli occhini dalla faccia!”…

” ma è poca!” ( sguardo accigliato…)

” se ne vuoi ancora ne mettiamo altra…” ( occhi al cielo)

” ma è poca…” ( occhi tristi e labbro in fuori…)

” inizia con quella…” ( occhi roteanti, e nel frammentre, mano alla padella sul fuoco e piede a chiudere la lavastoviglie… perennemente in bilico ” fra santi e falsi dei”…)

” ma è mezzo vuoto!” ( occhi da tigre assetata e arrabbiata)

” …o mezzo pieno…” ( sospiro, calma Tati, calma…)

” … guarda! ne manca metà!” ( è mio figlio, m’è costato 4 giorni di travaglio…gli ho passato tutta la mia cocciutaggine!)

“… senti… ( sospiro, occhi al cielo, padella che brucia e piede incastrato nella maniglia della lavastoviglie… quindi poca calma…) inizia a bere quella….”

” uff! ma io ho tanta sete !” ( faccia di chi ha appena attraversato il deserto a piedi nudi e non beve da secoli…) è poca!… guarda quanta ne manca!…”

( un urlo espode nella testa… non sempre lo tiro fuori, a volte sì a volte no… adesso no… ma probabilmente ho la faccia viola perchè Mini mi guarda strano…. e un po’ spaventato…)

” ok! sai chessifa?… tieni prendi la tazzina!…”

rovescio l’acqua dal bicchiere alla tazzina, questa fa uno tsunami di dimensioni apocalittiche e riempie il nuovo contenitore fino all’orlo….

” così va bene?… guarda è uscita anche fuori….”

” così sì ! ( sorriso di soddisfazione) … vedi, e piùpieno!…” ( e ride… il fetentino… ride perchè IO ho fatto un po’ di casino… non LUI… IO)

” ne vuoi ancora…?” ( rido con la faccia da matta)

” no! era tantissima!… ” ( e ride)

” vai va!… vai a combattere i mostri in giardino… vai va … che ti mangio le orecchie prima o poi…” ( occhi dal basso verso l’alto… e rido… )

“… te sei un po’ pazzerella…” ( e se ne va nel suo mondo di corse e giochi e mille meraviglie…) e se ne va…

e io resto incastrata tra i mobili in cucina e melarido….ussemelarido!

… forse basterebbe davvero cambiare i contenitori per vedere meglio le cose…. o questo è solo un episodio tra una mamma pazzerella e il suo mini saggissimo ?