Quello che si vede…

Lui torna a casa la sera, ad ogni gradino un sospiro.

Ne ha quarantadue prima di aprire la porta e fare quello più grande.

Buttare fuori la noia e la stanchezza per questa vita che non è mai abbastanza, che quello che hai non è quello che vuoi.

Che quello che c’è non lo vede, si cura solo di quello che non ha.

Una doccia e via, ultima occhiata allo specchio a fare le prove di sorriso.

Mette su la sua faccia migliore. Il pub farà il resto del lavoro.

Nel vociare del mondo sorride e si diverte. E’ un amicone. Un perfetto uomo da festa.

 

Lei sorride, quasi sempre.

Quando è arrabbiata fa la macchietta, la butta in caciara e nasconde le voci nella testa.

Ride sguaiata con le mani sotto al tavolo per nascondere la confusione che fa sanguinare le dita.

 

Lui sa sempre cosa rispondere, si muove nelle relazioni con fare saccente.

Sguardo fiero, duro. Le braccia conserte a proteggere quello che ha di più fragile.

 

Lei parla poco, osserva gli altri con occhi bene aperti e vigili, pronti a raccogliere ogni sfumatura.

Sembra un rapace pronto all’attacco e poi è solo un pulcino.

 

Se le chiedi “come va?” risponde ” tutto tranquillo”.

Cammina con fare pragmatico, osserva cosa c’è da fare, se c’è bisogno del suo aiuto.

Una pronta all’azione e alla presenza.

Si occupa di altri così non si deve occupare di sé.

 

Certe volte vorrei essere un altro, chiunque altro fuori dalla mia testa

Né simpatico, né tanto alto, quello dell’ultimo banco a destra

Un ricordo qualunque tra facce sbiadite

Qui dentro è un inferno di attese infinite scolpite nel marmo

Né inizio né fine dell’anno

Fuori dalla mia testa le parole hanno spazio per muoversi

E volano via senza rimbombare,

senza riportare né significato né conseguenze

Qui dentro ogni frase è per sempre

Le parole diventano fumo

Un vociare costante che sembra un ronzio,

come dentro un call center

Per curiosità sarei diverso fuori dalla mia testa per fortuna

Lì sembra di camminare senza gravità, come sulla luna

Se c’è una finestra prestamene una, fammi un piacere

Voglio solo buttare uno sguardo, voglio solo vedere, solo vedere…

Per questo mostro la metà di me

Vedi solo la metà di me

Nella mia testa appassiscono i fiori

Senza che il tempo passi mai

Per questo mostro la metà di me

Ma è tutto trascurabile

Così via dicendo qualcosa mi tiene in ostaggio qui dentro

Ed è convincente col tono d’amico fraterno

Lo ascolto da sempre, la prendo sul serio

Sapessimo il tempo che resta sapremmo davvero usarlo meglio

Io fumo prima di dormire così non ricordo i miei sogni al risveglio

Qua dentro è una cella d’isolamento

Il vostro calore non lo sento

E nell’ora d’aria esce giusto un frammento

ma il dieci per cento non basta di certo

Che quando la testa si fa più pesante,

blocca la bocca, le braccia, le gambe

Riuscissi a spiegarla, a parlarle prima che anche tu mi voltassi le spalle

Sarebbe importante

Ma non hai scelta, sta nebbia costante

Da fuori non senti, qui dentro è assordante

Soffro se riesco a mostrarle giusto la metà di me

Nell’ora d’aria esce la metà di me

Nella mia testa appassiscono i fiori

Senza che il tempo passi mai

Per questo mostro la metà di me

Vedi solo la metà di me

Nella mia testa appassiscono i fiori

Senza che il tempo passi mai

Senza che il tempo passi mai

E resta la metà di me

Vedi solo la metà di me

12 pensieri su “Quello che si vede…

  1. due individui di cui si vede sol la metà presentabile, non i sospiri dell’uno, non le dita insanguinate dell’altra.
    “sembra un rapace pronto all’attacco e poi è solo un pulcino” trovo che si adatti ad entrambi e a molti altri di noi.
    ml

    "Mi piace"

    • Ci sono io, in ogni cosa che scrivo e disegno ma poi c’è dell’altro che si vede e si conosce nella realtà, c’è sempre qualcosa i più se ci si guarda negli occhi e si vive il quotidiano☺️

      "Mi piace"

      • Concordo: il gesto della nostra mano che tiene una penna è il riflesso della nostra testa che ci tiene in vita. Si chiama cartaceo, alcuni qui lo defniscono virtuale ( spesso non possiede alcuna virtù), io preferisco chiamarlo espressione dell’umano artistico. Non basta, non ci definisce totalmente, manca l’aria smossa di un gesto, la mimica, il passo, il suono della voce. Non basta ma è molto: credo dovremmo farcelo bastare. Io non cerco di più. Grazie.

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