diversi modi, diversi obiettivi, diversi risultati… a ognuno il suo.

 

Ho già scritto un paio di volte sul mio piccolo giardino e ancora una volta, proprio in questi giorni mi sono ritrovata ad osservarlo.

Mi rendo conto che per quanto sia un casino alla vista, mal gestito e all’apparenza poco curato, resta per me fonte di numerosi pensieri, associazioni…

Perché davvero quello che sta fuori riflette, in qualche modo qualcosa dell’interno…

C’è chi organizza meravigliosamente, con grande cura e ampio anticipo quello che vuole venga fuori dal proprio pezzo di terra e si muove alla ricerca delle piante e dei fuori che interessano, scegliendo con cura quelle che stanno bene insieme, quelle che fioriranno prima e quelle tardive, le sempreverdi e le stagionali, i colori dei fiori e così via…

C’è invece chi pianta in terra quello che trova, anche nei campi vicini o lungo i viali di una città se è il caso; il giardino cresce col passare del tempo e con quello prende forma, magari ci vorranno degli anni prima di vederne i risultati e per tempo quel pezzo di terra apparirà un’accozzaglia di foglie e fiori messi alla rinfusa, ci saranno anche semi portati dal vento, quelli che spariranno in inverno, lasciando buchi per poi riapparire al primo accenno di calore primaverile.

C’è chi appassito un fiore corre al negozio a comprarne di nuovi, magari dureranno giusto il tempo della fioritura e verranno estirpati in breve tempo.

C’è chi tiene ogni bulbo, ogni ramoscello, erbaccia e fogliolina che cresce, anche quando sembra stia passando a miglior vita, solo per l’abitudine alla speranza.

C’è chi con regolarità dedica del tempo al giardino, sfoltendo le erbacce, spostando piante e fiori dando loro nuovo spazio, tagliando l’erba che cresca verde e brillante e tutta uguale.

Poi c’è chi se ne prende cura ma con i suoi tempi, a volte le erbacce crescono a dismisura ma son sempre verdi e in qualche modo sembrano avere la loro utilità…

 

23 pensieri su “diversi modi, diversi obiettivi, diversi risultati… a ognuno il suo.

  1. Adoro osservare i vari giardini. Amo quelli perfettamente curati, quelli che basta uno sguardo e ti portano ordine nella mente; ma sono rapita da quelli creativi, quelli che devi osservare per ore e quando pensi di averli capito, scopri un dettaglio che ti era sfuggito è tutto viene messo nuovamente in discussione 😍
    Baci

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        • Trovi? Pensavo al “non volere un giardino = essere solitari, poco interesse nell’avere relazioni varie” non mi sembrano la maggioranza. Ci sono molte persone che preferiscono avere intorno pochi altri esseri umani ( quindi direi : no al giardino ma un balconcino, ecco quello sì).
          Per il resto invece se mi guardo intorno vedo molta gente interessata ad avere campi e campi a perdita d’occhio

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          • io uscirei dal fenomeno trendy del momento, giardini in terrazza, boschi verticali, spezie sul balcone, ecc. ecc. Sono tutte “minchiate” (passami il francesismo, il rapporto con la natura è un vincolo interiore, una sinapsi elettiva, quella sinapsi elettiva che la stragrande maggioranza delle persone non ha, a prescindere dalle tendenze.

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            • Sarà che sono nata, cresciuta e vivo ancora oggi in una zona di campagna ma non lo vedo come un fenomeno del momento, piuttosto come un interesse che ritorna. E nel caso io sia in errore… almeno c’è più verde in giro e questo non mi dispiace affatto.
              Concordo però sul fatto che sia un vincolo interiore e che non necessariamente si esprime all’esterno con “fantastici giardinieri e botanici”

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              • tutto è possibile ma non credo vi sia in giro un profondo desiderio figlio di un rigurgito bucolico, chi è nato e vissuto in città non sbaraccherebbe mai per la campagna, sono amanti della natura a tempo determinato. Se nei grattacieli milanesi battezzati “bosco verticale” non vi fossero potenti impianti di climatizzazione, alla prima invasione delle zanzare, i suddetti boschi volerebbero giù dalle terrazze.

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                • Concordo che tra l’idea bucolica della natura e il viverci nel mezzo ci sono almeno due ponti, qualche cascata e un tram in faccia, tuttavia se anche solo a intermittenza chi vive in città trova piacevole un contatto con la natura, credo possa essere l’inizio di un sentire diverso.
                  ( certo che pensare alla presenza di piante e fiori senza voler tener presente tutto quello che può esserci di fastidioso è un tantino riduttivo, io stessa che ho grossi problemi con le zanzare sto resistendo a fatica all’idea di fare l’orto… ma ci proverò anche questa primavera)

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                  • su questo sono d’accordissimo, come dicono a Bologna: “piuttosto che niente è meglio piuttosto”. Tra meno di due mesi sarà primavera, frotte di Signorotte sfaccendate prenderanno il loro SUV da VIP e andranno in posti come Viridea a comprare piantine da mettere sul terrazzo. Piantine di varia natura come peperoncini, pomodorini, ecc. ecc. il tutto da fotografare e piazzare sui social. Poi, al primo vermetto, al primo insetto strano in casa… via tutto nella monnezza. Cara Tati, quando parlo di sinapsi con la natura intendo ben altro.
                    L’orto vale sempre la pena farlo, indipendentemente dagli insetti 😉 🙂 😉

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                    • Ecco con quell’immagine hai reso perfettamente l’idea 😀
                      Lo so che per tanti è solamente un vezzo, però vedo parecchio cambiamento intorno a me, forse complice proprio il luogo in cui vivo ( il vivere in provincia è ben diverso dalla città). Per chi prende piantine e fiori da social esce spontaneo uno “sticazzi” ( perdona l’eleganza 🙂 ) peggio per loro.
                      L’orto vale sempre la pena, tranne che uno shock anafilattico da puntura ma son pronta alla lotta e alle strategie

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                    • Grazie, ti preparo un lanciafiamme 😀
                      Devo solo più provare con lo scafandro da apicoltore, che a 40° all’ombra l’estate passata sarebbe stato una meraviglia…

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