ricordi

Quindici anni, pomeriggio tra amiche, il primo viaggio in treno per andare in città, da sole. Come i grandi.

Quattro donnine, truccate, formose, smaliziate nella loro femminilità acerba ma prorompente e con loro una tipa che pare uscita dai un cartone animato, occhi pensierosi e segnati dal poco sonno, capelli arruffati, sguardo perso verso il mondo che scorre fuori. Ad occhi esterni sembra capitata per caso in questo scompartimento. Pare stia subendo un’invasione barbarica, invece fa parte del gruppo che con lei sembra dare forma ad una Barbie con un braccio da omino della Lego, sgraziato, corto, rigido che quindi si tiene in tasca.

Loro, ridono e chiacchierano strizzate in quei maglioncini che tentano di mostrare ciò che sta crescendo al mondo.

Lei, risucchiata dal sedile, pantaloni larghi, scarpe da basket e maglione.

Un gruppetto di ragazzi scopre lo scompartimento. Hanno l’età in cui gli ormoni sono la chiave che muove ogni parte del corpo ( che poi quell’età continui nei secoli successivi, questo è un altro discorso) e mentre le amiche si tirano su sui sedili, raddrizzando la schiena e sfoggiando sorrisi sottolineati dal loro bel rossetto, lei, non si sa come, riesce a mimetizzarsi ancora meglio con il sedile, testa appoggiata al finestrino e mani in bocca a rosicchiar fastidio.

Alza il volume per evitare qualsiasi tipo di contatto, non è capace, tutto la imbarazza, non ci doveva stare lì, con queste ragazze lei non c’entra nulla.

Vuole loro un gran bene ma in questo momento lei vive su un altro pianeta, troppo distante da spiegare.

S’è fatta convincere e già teme di dover sfuggire ad un pomeriggio fatto di risatine che lei non sa imitare e tanto meno reggere, ammiccamenti maliziosi e baccagliamenti con maschi che non sa gestire, se non parlando di musica … ma alla maggior parte di loro, l’ultima cosa che interessa è parlar di musica…

” e tu?… cosa ascolti lì?… ehi!… Scricciolo!”

Non sa perché ma quel nomignolo la sveglia e si gira, fosse arrivato un ” Abbbella!” o un fischio di ammirazione… era chiaro non essere rivolto a lei ma quei nomignoli a metà strada tra tenerezza e presa in giro, sì quelli son sempre tutti suoi e in fondo ci si ritrova. Incrocia due occhi spiritosi e un sorriso sincero a costruire il volto di chi con allegria e spavalderia affronta il mondo con i suoi 18 anni sulle spalle.

” Rage Against the Machine… e altri…” risponde con occhi basse e guance rosse.

” Tu non vai in classe con loro, vero?”

“… no… faccio l’artistico…” testa appoggiata al finestrino… dita in bocca a limare l’agitazione.

” ah… ecco…” sorride, la osserva ancora un po’ e poi la lascia stare. Lei torna al suo mondo, sente le battute e le risatine delle altre, quel gioco adolescenziale che non riesce a comprendere allora guarda i campi scorrere in fretta, nella speranza si arrivi a breve.

Il treno arriva in stazione. Tra risatine, negazione di numeri di telefono e mezzi baci rubati, scendono dal treno, lei riesce a sgattaiolare fuori indenne, come un fantasmino, da tutto questo.

Poi si sente chiamare… “Scricciolo!.. è stato un piacere, stai bene…”

Alza la testa, risponde a quel sorriso allargando un po’ le spalle… è la prima volta che qualcuno si sofferma su di lei…

Tardo pomeriggio di un giorno di maggio.

Seduta sulla panchina, ai binari che la riporteranno a  casa dopo questa giornata di lezioni all’università, sfoglia il giornale che s’è comprata, avendo dimenticato il suo libro sul comodino.

E’ una rivista di piante e fiori, la legge sempre quando va dalla nonna a fare colazione o merenda.

Si avvicina una signora, capello corto, color argento dalle mille sfumature. Viso pacioccone e sorridente, occhi gentili e dolci. Lei la guarda e sorridendo si sposta e facendole un po’ di spazio. Poi riprende a leggere.

“Che bello, quel fiore lì… è una… peonia! vero?”

” Sì, anche a me piace tanto, mia zia ne ha parecchie nel giardino. Fanno cespuglio, sono eleganti senza essere spocchiose come le rose, non trova?”

” Hai ragione, sono proprio belli…”

Le due chiacchierano, raccontandosi il motivo di quel treno, cosa fanno. Non si dicono il loro il nome, non serve in questi momenti veloci, non hanno bisogno di quel particolare per aumentare la confidenza tra loro che si guardano come fossero nonna e nipote.

Dieci minuti in attesa dell’arrivo del mezzo. Arriva per primo quello della signora e lei la aiuta a salire con le sue borse, borsine e borsette.

Ancora un saluto, un abbraccio di buon viaggio.

E si torna a casa.

Estate 1999, San Giovanni in Persiceto.

Convention Italiana di giocoleria. Una settimana all’insegna di incontri con altri artisti di strada, scambi di tecnica e di materiale, consigli e osservazione di quelli che fanno parte della “vecchia scuola”. Settimana al termine della quale c’è la sfilata col big toss finale nella piazza centrale.

Passeggiare per il centro del paese, sui trampoli, lanciando oggetti alle finestre e vedere quegli occhi con sessant’anni di storia in più, sorridere felici come bambini e prendere la pallina lanciata, fermarti ad altezza davanzale e sentirti chiedere il nome per dirti il proprio come a voler diventare amici, chiedere di te, da dove vieni, se tornerai l’anno prossimo ” perché noi qua è un anno che vi aspettiamo!”.

Lucia ha due nipotini, gli acciacchi della vecchiaia ma i riflessi di un gatto nel prendere la pallina… e la dolcezza di una vita nel chiederti di riprenderla dalle sue mani, che non vuole fare male a nessuno sbagliando a tirarla.

Sono passati oltre vent’anni e quelle facce le ricordo ancora, così come tante altre. Ogni tanto un pensiero cade su  quei sorrisi. Penso a come stanno quelle persone gentili che mi son passate accanto, mi hanno sfiorata per una manciata della loro giornata. Ci sono occhi con i quali ho semplicemente scambiato pochi minuti in coda all’università o alla posta. E io li ricordo.

Ho una memoria emotiva da elefante.

Mi piace, anche se a tratti è faticosa da gestire, perché se ricordo e penso a quelle facce figuriamoci quando mi si avvicina un palmo in più… E’ difficile gestire quella memoria ma è piacevole avere ricordi pieni di sorrisi belli, parole gentili e pensieri dolci.

 

 

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23 pensieri su “ricordi

  1. Tati.
    Cosa posso dire?
    Mi son piaciuti tutti e tre. Il primo è timido, il secondo sognante, il terzo è un futuro passato e quel “è un anno che vi aspettiamo” è bello.
    Perché non fai un piccolo diario così? Perché? Invece che i 30gg di Welcome To my nightmare con il sottoscritto come co-protagonista dovevi esserci te.
    Non voglio più sentirti dire: non so scrivere.

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    • Urca Dio!!
      ma grazie…
      quel ” è un anno che vi aspettiamo!” è stato magnifico sentirselo dire e ricordarlo quando la convention s’è spostata in altri luoghi, meno aperti all’arte di strada, vista come “bandadipancabbestiadimerda!”… ecco… la ricordi ancora di più 😉
      Diciamo che sto imparando a scrivere, forse…
      (grazie , gongolo) 🙂

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  2. Quoto Dio! (che detta così sembra quasi una bestemmia) Tu sai scrivere. Ma soprattutto hai dei ricordi bellissimi. Sei tu che costruisci quegli attimi, prima di tutto vivendoli. Poi li mantieni vivi, li irrori, come dei preziosi fiori che ti crescono addosso e di cui ci fai omaggio.

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    • ( tranquillo ne sono uscite di più forti nominando DiodiUnDio! 😀 )
      Che dire? Grazie, mi prendo i complimenti e li metto nel barattolo tra i libri … prima o poi me ne convincerò anche io, intanto mi ci gongolo

      Liked by 1 persona

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