con le mani in pasta…

 

Tempo fa ho trovato una ricetta per fare le brioche in casa, l’ho provata e devo dire che non è andata tanto male, da perfezionare ma come prima prova… tante pacche sulle spalle a me.

Quindici giorni fa ho tentato di nuovo l’impresa : farina, burro, uova… impasta, impasta..

Mani che affondano nella pasta, dita che premono, consistenza che cambia e ancora schiaccia, premi, stringi.

Ho impastato fino alla giusta consistenza per poi lasciare lievitare e stendere a mattarello…

Ma non riuscivo a lavorarla, non riuscivo a stenderla, eppure è una parte abbastanza semplice ma… niente di niente. Ho preso con rabbia l’impasto, aperto il bidone e buttato via tutto. Mi sono coricata sul divano e mi sono abbandonata a quel fastidio da denti stretti.

Credo fosse un po’ quello il punto: ero arrabbiata, non volevo fare altro che sfogarmi, stringere e prendere a calci quell’impasto come fossero culi altrui e le mie brioche sono andate a farsi benedire, si saranno giustamente offese.

Ho tentato con quel “fare” di dare appagamento ad un bisogno, di sfogare rabbia e fastidio. Non me ne fregava nulla di riuscire a fare qualcosa ma far passare il momento. Questo mi ha fregata: i bisogni fanno male, sono mancanze, fanno arrabbiare e portano a chiedersi “perché io no e altri sì?”.

Questo sabato, con un Mini che correva in cortile, dietro a mostri intergalattici e palloni da grandi campionati interstellari, ho provato il desiderio di fare qualcosa di stuzzicante per la nostra cena insieme.

Farina, sale, lievito, acqua… girare con la forchetta e successivamente affondare le mani , piega, tira e spingi, affonda ed esci, massaggia e stringi… ridere del fastidio della settimana precedente, spalle rilassate e bocca a sorriso, niente denti stretti… era un desiderio, nessun bisogno da colmare.

Lasciare riposare il tutto sul piano della stufa, trascorrere quell’attesa con calma e attenzione, verso ciò che vorrei ma soprattutto ciò che ho. Riprendere il tutto e ricominciare a lavorare quel desiderio, con calma pazienza e attenzione.

Alla fine ho fatto la pizza, il pane e la focaccia.

Non era nulla di eccellente ma la “prova Mini” è stata brillantemente superata.

Questo mio desiderio di far qualcosa di buono s’è avverato.

Per gli altri?

Si attende con calma e pazienza, senza dimenticare chi sono e cosa voglio.

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57 pensieri su “con le mani in pasta…

  1. Mabbbrava! Ed era buonissima!…”E tu come lo sai, Oste?” starai chiedendo. Tu ricordi che Ego e Narciso si sono conosciuti, no? Sebbene Ego trotterelli via e cerchi di sfuggire al mio mezzo-demonio biondo, sai che Narciso, quando ci si impegna, è come una muta di cani che ha sentito l’odore della lepre….Insomma i due si frequentano e il tuo buon Ego ha ammollato sotto banco a Narciso (ho il sospetto che abbia uno zinzinello insistito…ha proprio rotto i maroni a Ego, ecco!) un pezzo della tua ottima pizza. Chiaramente, quando l’ho visto rientrare con il “bottino” gli ho fatto il quarto grado. Non che me ne fregasse granché come se la fosse procurata, ma la pizza che aveva in mano, sparsa sulla faccia e parte in bocca aveva un ottimo profumo….Così, con calma e per piacere (e parecchie minacce di renderlo irriconoscibile alla madre), ne ho ricevuto un pezzo…Ottima, davvero. E’ vero, a volte, ci si fa prendere dallo sconforto, poi stendere l’impasto…è roba da non crederci quanto sia dispettosa e non ne voglia sapere di stendersi nella teglia. Mi sale su la rabbia. Oh e statti ferma: la allunghi e ritorna come prima, la allunghi di più e si fanno i buchi in mezzo, provi a rattopparli, peggio che andare di notte a fari spenti (tu chiamale emozioni se vuoi)…riammassi tutto e si ricomincia. Secondo me, dipende dal fatto che alla pasta piace che qualcuno le metta le mani addosso, le carezze, i massaggi pure energici…E’ una lussuriosa.
    Comunque, alla fine, Mini contento, Ego, Narciso ed io decisamente soddisfatti…Oh Tati, alla taberna malfamata che conosci, il cuoco – lo sai – non esiste, che ne dici di farci una pizza una sera?
    ps: se ti azzardi a metterci dentro i fagioli come usano da queste parti, ti aizzo contro i cani…;)

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    • OsteCaro!!!
      Lo sapevo che Ego e Narcì sarebbero diventati amici… gongolo a sentir dire che è venuta buona, detto da te poi… 😉
      Impastare è proprio un gesto importante, ci sta l’energia, la forza ma non troppa, sicuramente la decisione nei gesti…
      ps : niente fagioli… ma se devo pensare alla guarnizione che preferisco… cipolle e gorgonzola come base… poi ci aggiungerei del prosciutto cotto e delle scaglie di grana… mozzarella come non ci fosse un domani 😀

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      • non so come farò a reperire tutto ‘sto ben diDdio (sopratutto il gorgonzola con 40° gradi all’ombra soffre un tantinello), ma sguinzaglierò tutte le mie conoscenze da qui a In culO-dO-mundO per ottenere gli ingredienti…Quando tu sei pronta, dimmelo che ti faccio trovare il tutto.
        Ripeto, buono, buonissimo, a maggiore ragione che era partita storta. La rabbia ci sta tutta, ma non porta a niente: l’impasto è finito nella spazzatura e sono sicuro che era altrettanto buono, anche se questo – fatto con più amore – secondo me è sicuramente più…digeribile.
        Narcì, puorta o’bblocco per la lista della spesa…E pure ‘nu lapìss…Se mangia la pizzzzaaaa!
        … …
        Narcì, che r’è stu coso?
        Non sai che cos’è un “lapis” e mi hai portato un lycis?!…E secondo te, come scrivo con questo frutto pure se è bello rosso?
        … …
        …Narcì, “lapis”…una matita mi serve, significa “matita”.
        Il boccoloso nanerottolo si rigira bofonchiando maleparole in un misto di antico maya-spagnolo-napoletano-sanscrito, mi manda a raggiungere i miei avi e pure Manitu nelle verdi praterie, si allontana gesticolando come un vigile urbano in un ingorgo a croce uncinata e le uniche parole che distinguo sono: “matita…lapis…telomettodovedicoio o’ lapiss…”

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  2. Mai cucinare da arrabbiati, la prossima volta lava i pavimenti mi amor!
    Ti sfoghi con lo straccio, strofini e lustri e il pavimento non si rovina, anzi!
    Io ho imparato a fare così dopo una serie di creme impazzite e impasti non lievitati.
    La malinconia invece si cucina bene, cuoce pian piano insieme alla torta e se ne va con il profumo della vaniglia a dolce cotto, ma la rabbia è un’altra cosa.
    Un po’ di zucchero alla volta, un weekend bello e sereno aiuta a sorridere e poi si vedrà :-*******

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      • È un romanzo vecchio, di una scrittrice messicana di cui mi sfugge il nome. Ne hanno fatto anche il film, mi dicono. Io l’estate scorsa mi sono affezionata a quel libro, che è molto evocativo e metaforico. L’umore della protagonista, cresciuta in una cucina, influiva magicamente sui manicaretti che preparava…☺

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  3. Mi succede la stessa cosa quando cucino mossa dall’appetito e non dalla fame, ossia per il gusto di fare, avere e ottenere qualcosa di diverso e soprattutto con il pensiero altrove. Un rapporto che sento collegato a desiderio e bisogno. Sarò stata chiara?… 😉

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    • Il fatto è che mi sono resa conto che i bisogni alla fine tengono così “schiacciati” sul pensiero ” non ho questo, non ho quello”… Mentre i desideri hanno un risvolto più sorridente, al massimo da faccia arcobaleno… 😉

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  4. Ora è tutto più chiaro e convincente (la pratica vs la teoria).
    Le tue immagini impastano e materializzano le idee.
    Bel tema questo confronto/scontro fra bisogno e desiderio. E’ molto attuale, anche per me.

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    • Felice di essere riuscita a farmi capire 🙂
      E’ una differenza sottile, a volte impercettibile ma secondo me importante, per mettere i piedi del cuore ( nel senso più ampio del termine) nelle scarpe giuste e per le strade più adatte… e mi è piaciuta la distinzione tra fame e appetito che è venuta fuori chiacchierando con Primula.

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