parole poche ma rullino sempre in macchina…

Come al solito è in anticipo. Appoggiata al muro osserva il tabellone dei treni in arrivo, per capire quale binario guardare. Resta in disparte, guarda quella via di ferro in attesa, come sempre, per qualsiasi cosa. Si guarda la punta delle scarpe, a fiori, che si cercano come a parlare, come a commentare tra loro, silenziosamente, sull’idiozia che le comanda e le ha portate fino a qui. Gli occhi si spostano nervosamente tra il davanti e l’insù, a cercare un appiglio, un pensiero che vola… “PLIN!PLON!”… Una voce improvvisa annuncia l’arrivo del treno, si sposta al binario  indicato, restando dietro ad un gruppetto di persone , che si ammassa come volesse correre incontro alla macchina, tanta è l’impazienza. Il fiato si blocca, prende il telefono, chiedendo supporto a voci lontane ” cosa sto facendo?… perché sono qua?… ma sarò impazzita?”. L’istinto la porta a spostare il corpo, mettendosi di lato, un piede in avanti e l’altro verso la via del ritorno, pronta a scappare via. Il treno arriva, la gente scende, le scarta con lo sguardo come si fa con le carte in mano. Riconosce, senza averla mai vista, la camminata… e corre…

Un muretto, di pietra e cemento. Tra le crepe create dal tempo escono fiori minuscoli, viola e bianchi, grandi una capocchia di spillo. crescono nonostante il caldo e l’assenza di acqua costante, le foglioline si attaccano alla pietra, si allungano come mani bambine e ondeggiano a questo vento di aprile come a fare “ciao ciao” ad ogni passaggio di vita. Una lucertola corre sul muretto con zampe veloci e muso sorridente, come alla ricerca felice di un tesoro. Arriva a passo lento e sereno, con musica nelle orecchie, macchina fotografica al collo. Raccoglie un filo d’erba e se lo mette tra le labbra. Le piace il sapore del verde tra i denti, è aspro ma sa di cose facili. Si appoggia a quella strada rialzata, con i piedi a penzoloni, dando la schiena alla strada e regalando agli occhi quelle colline, così fresche e soleggiate. Chiudendo gli occhi trasforma i pensieri in nuvole bianche e soffici, sospira, raccoglie il fiato e risoffiandolo fuori sposta quelle nuvole… e il cielo torna azzurro.

Passeggiano, di fianco ma non troppo vicini. Dalla panchina di legno, nel parco ai piedi di questa collina di città, li guardo chiacchierare e sorridere. Lei gesticola e ride, l’energia che esce dalle mani e dai piedi nasconde tutta l’emozione che solo a guardare bene gli occhi si può immaginare. Lui le passeggia accanto, sposta gli occhi dal viso di lei alla strada, che non conosce e non sapendo dove andare si lascia trasportare dai passi agitati di lei. Si fermano ad osservare il fiume. In silenzio, gli occhi altrove, persi tra un “chissà” e un “anche no”, riprendono fiato e la strada del ritorno.

Un pensiero a forma di nuvola, un sospiro a forma di fiore, una lacrima a forma di foglia, passi che diventano arrivo, mani che si fanno partenza e fiume che si fa tempo…

Una notte qualsiasi, una finestra qualsiasi, una luce di candela e una di lampada. Una testa china su un tavolino basso, tra le mani un pennello, nell’aria colori. Una musica leggera fa muovere impercettibilmente le labbra e nascere fiori in quella stanza…

 

 

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49 pensieri su “parole poche ma rullino sempre in macchina…

  1. Qua giochi col tempo (e non solo, anche fra visto dal di fuori e visto dal di dentro): avanti, indietro… e allo stesso tempo ho l’impressione che tutto sia -non chiedermi come- più che collegato, come se accadesse tutto nello stesso momento nonostante le foto siano separate – non so bene neanch’io cosa sto dicendo.
    Mi sono piaciute assai queste foto!

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