quando i libri arrivano non è mai un caso…

Succede così, musica e letture arrivano precise come il giorno di pasquetta, che mannaggialapapera cade sempre di lunedì e ci fa sfuggire la possibilità di un ponte…

In questo momento credo nell’amore più o meno come in Dio ( non DiodiUnDio, si chiaro, in lui credo come alla necessità del caffè al mattino, se per caso non sapete di chi sto parlando… arrangiatevi!) … o meglio, non è che non ci credo, entrambi mi stanno simpatici, mi sono affezionata all’idea della loro presenza nel mondo ma non riesco a considerarli più di tanto… ogni tanto li guardo, vedo i loro occhioni e poi mi dico ” simpatico… ma tanto poi mi fotti”… quindi una carezza, una parolina di conforto e ” vatteneaffanculo un po’ più in là, grazie”.

Però ( perché c’è sempre un “però” infilato da qualche parte) succede una cosa strana, come dicevo all’inizio di questo delirio: libri e musica arrivano sempre con una precisione impressionante, a scuotere ed emozionare.

Proprio in questo momento è arrivato un libro, intenso, scorrevole, dolce e delicato con un barattolo di caramelle ( e chi mi conosce sa quanto ne so di barattoli e di caramelle, quindi fidatevi).

Scrivo per te della meravigliosa DolceDora è arrivato un giorno in pausa pranzo, per mano della mia super mega postina che non trovandomi a casa mi ha chiamata per avvisarmi. La sera, alla luce della lampada, arrotolata sul mio divano, al calore della stufa mi sono lasciata coccolare da queste pagine.

Così dolci, limpide e sensibili, come solo Dora sa essere.

Si tratta di sedici racconti che hanno come tema centrale quell’emozione balorda, a tratti anche stronza ( posso dirlo?) e forte che è l’amore, vissuto, cercato, perso, ritrovato e abbandonato. Ma soprattutto sono racconti di persone che hanno voglia di vivere quello che sentono, in tutto e per tutto, senza risparmiarsi.

Questo mi ha colpito delle pagine scritte dalle dita sensibili di questa mia cara amica: la descrizione di atti di coraggio, perché di quello si tratta, nel vivere le proprie emozioni, non lasciarle sfuggire al vento ma guardarle e osservarle per comprendere cosa fare per catturare anche minuscoli attimi di felicità…

Il mio racconto preferito è In treno, il quadro perfetto di un breve momento di dolcezza e tenerezza che dura il tempo breve di una manciata di fermate di viaggio ma che ha la forza e la dignità della più grande storia d’amore lunga una vita.

Di fianco a queste righe ci sono i disegni, delicati ed eterei di Cecilia, che perfettamente abbracciano le parole di Dora aumentandone il senso di dolcezza e sogno.

Quindi, anche se per come sto avrei probabilmente cercato di leggere un thriller, in realtà credo che Scrivo per te sia arrivato esattamente nel momento giusto, per dare un po’ di calore e un po’ di speranza ma soprattutto per ricordarmi che le emozioni non sono belle o brutte ma sono emozioni e come tali bisogna trattarle, cioè viverle, anche quando non sembra essere il massimo della vita… per lo meno per conoscerle e trattarle nel modo giusto la prossima volta che arrivano…

 

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54 pensieri su “quando i libri arrivano non è mai un caso…

      • …”le emozioni non sono belle o brutte ma sono emozioni e come tali bisogna trattarle, cioè viverle, anche quando non sembra essere il massimo della vita… per lo meno per conoscerle e trattarle nel modo giusto la prossima volta che arrivano…”

        allora devo aver interpretato in modo errato questo tuo passaggio

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            • Forse sì, a volte fa anche bene essere incazzati ma trovo che spesso tiriamo fuori rabbia, riversandola a casaccio sul mondo… Senza “goderci” la vera fonte di malessere, la tristezza. E non vivendola ma negandola, rischiamo di farla durare più a lungo

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              • dialogo interessante ma forse un pochino aleatorio, mettiamo qualche puntino, se parli di fattori sentimentali… ho poco da dire perché non credo nell’amore, ancor meno lo considero l’asse portante del mondo né l’humus della vita. Se invece parli di problematiche esistenziali come la perdita di un caro, insoddisfazione sul lavoro, difficoltà a intessere relazioni sociali, ecc. ecc. la tristezza/amarezza deve giustamente essere metabolizzata ma comunque sempre seguita da una reazione efficace.

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                • Concordo, lo spunto viene dal libro di Dora e li si parla di amore e sentimenti legati ad esso.
                  Di base però credo che emozioni siano emozioni, che siano scaturite da un amore avverato o infranto, dalla perdita di una persona cara o problemi sul lavoro, non credo ci sia differenza ( nella loro presenza nell’animo umano intendo) poi ognuno le vive legate più ad una cosa oppure un altra ma quelli son fattori del tutto personali…

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                  • non leggo libri d’amore, come diceva Battisti: “chiamale se vuoi emozioni” ma io penso ci siano sostanziali differenze tra quelle provocate dalla morte di un caro amico o parente stretto e quelle provocate da un/una partner che ti molla per andare a razzolare altrove.

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                    • Non so ( nel senso che proprio non so fare un paragone perché il primo caso non mi ha ancora attraversato)… Però mi viene da pensare: quando accidentalmente sbatti il mignolo contro uno spigolo ti parte un dolore che in quel preciso istante ti pare la cosa più insopportabile del mondo… Poi passa e se a mente lucida ci pensi… Ecco forse non lo è più, pur riconoscendo che è stato un momento di dolore… Per questo credo siano estremamente personali, le emozioni

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                    • credo sia d’uopo distinguere il dolore fisico da quello interiore, psicologico. Comunque, generalizzando, nel calderone delle emozioni ci si può infilare di tutto ma forse sarebbe più costruttivo e appagante, intendo intellettualmente, fare delle differenziazioni.

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                    • sì, in realtà ho usato un esempio sul fisico perché è stato il primo a venirmi in mente ma credo anche io siano cose differenti… tuttavia non so quanto sia possibile fare differenziazioni tra le emozioni, in base soprattutto all’origine che hanno… si arriverebbe probabilmente a dire che la gioia o la tristezza di un bambino sono diverse rispetto a quelle di un adulto per il semplice fatto che posso venir suscitate da eventi piuttosto “semplici”… e questa cosa non la troverei corretta… ( chissà se si capisce cosa intendo…)

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  1. Sai Tati, mi è piaciuto come hai scritto. Non quello che hai scritto, ma il come. Amore, Dio, abbandono, mancanza, tristezza, di nuovo felicità…Ascolta questa canzone dei Radiodervish perché mi hai fatto venire quei cavallucci marini quando scrissi a una Lorelei maledetta così: […] All’improvviso, spuntano dal nulla cavallucci marini, tanti, tantissimi, impossibile contarli, cento, mille, diecimila, centomila, un milione, sono tantissimi, mi circondano, mi passano sopra, sotto, da ogni lato, danzano! Danzano al suono di una fanfara di fiati, trombe e tromboni festosi come quelli della banda del paese nelle feste del patrono di una volta; piatti, tube e grancasse sostengono il ritmo al tempo del bum-bum. Ancora, cavallucci marini, ancora […]
    Buon ascolto 😉

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  2. Tati, che meravigliose parole…ora se possibile ho ancora più voglia di leggerlo! Il libro è arrivato, mi è stato sequestrato dalla mia mamma e ora è finalmente tra le mie mani.
    Mi avete incuriosito molto, sia tu, sia Romeo con le vostre recensioni…il modo in cui poi tu personalizzi e cospargi di fiaba le situazioni che racconti è unico e speciale. Ti vedo lì appallottolata sul divano con una luce calda immersa in questa dolce lettura 🙂

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